Strage in tribunale, affari in nero e soldi: così è nata la rabbia del killer

A legare vittime e carnefice della strage del tribunale è la società edilizia Magenta S.r.l: un'azienda fallita nel 2008 dopo uno strano giro di soldi in nero. Ecco i perché della vendetta del killer

Non una rabbia cieca. Non una follia senza obiettivo né movente. Ma, almeno così sembra dai pochi punti in comune che hanno le sue vittime, un piano premeditato: un’azione quasi studiata, cercata. 

Perché Claudio Giardiello, il killer del tribunale di Milano, nell’aula al terzo piano del Palazzo di Giustizia c’è arrivato con una pistola. E’ entrato da un ingresso “secondario”, riservato a magistrati, avvocati: personale, insomma, autorizzato ad eludere i controlli con il metal detector, che evidentemente avrebbe segnalato la presenza dell’arma. 

Poi, al momento giusto per lui, Giardiello l’arma la estrae e fa fuoco. I primi due a cadere sotto i suoi colpi sono Giorgio Erba, sessant’anni, morto poco dopo al policlinico di Milano, e Davide Limongelli, quarant’anni, ancora in condizioni gravi. Quindi, è il turno di Lorenzo Alberto Claris Appiani, l’avvocato trentasettenne che ha appena rimesso il suo mandato e viene ucciso a bruciapelo

Per concludere il progetto vendicativo, a Giardiello mancano solo due nomi, due vittime. Sulle scale tra il terzo e il secondo piano incontra Stefano Verna, commercialista di cinquant’anni. Il killer spara due colpi: lo ferisce, ma non lo uccide. “Va a segno”, invece, con il giudice settantenne Fernando Ciampi, che muore nel suo studio, freddato da due colpi di pistola

A quel punto il piano è concluso, anche se non fino in fondo perché i carabinieri lo arrestano a Vimercate mentre, dopo essere fuggito dal tribunale, sta andando nella bergamasca ad uccidere Massimo D’Anzuoni, imprenditore edile. La vendetta, per Claudio Giardiello, è servita: il debito è estinto. Perché, nella mente dell’assassino del tribunale, tutte le vittime avevano un debito con lui. L’unica cosa a legare insieme tante vite distanti e diverse è l’azienda edile Magenta S.r.l.: l’impresa di costruzione attorno alla quale ruota tutta la strage. 

VIDEO | Spari nel Tribunale: il killer in azione

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Giorgio Erba e suo nipote Davide Limongelli erano coimputati con il killer nel processo per bancarotta fraudolenta per il fallimento dell’azienda; l’avvocato Appiani era l’uomo che aveva deciso di non difendere più l’assassino proprio in quel processo; Stefano Verna, il commercialista, era l’uomo che nel 2006 aveva cercato di risolvere una controversia economica tra i soci della Magenta; e il giudice Ciampi, il “magistrato inflessibile”, era stato colui che nel 2008 aveva dichiarato il fallimento dell’azienda. 

Sempre la Magenta S.r.l., quindi, che torna nella mente del killer come un pensiero costante. Un killer convinto di essere stato raggirato e truffato e deciso a farsi giustizia da solo. 

Il passivo totale della società, nel 2014, risulta essere di due milioni e 880mila euro, di cui 361 mila euro dovuti a creditori privilegiati. Questo a fronte di disponibilità liquide per 284 mila euro nelle mani del curatore Walter Marazzani. Nel complesso dei debiti compaiono 250mila euro dovuti all'erario e quasi un milione alle banche.

Debiti che un’azienda, di modeste dimensioni, ha creato con operazioni spregiudicate e poco chiare. Attraverso la Magenta, infatti, Giardiello ha una partecipazione nella Miani, insieme a un'altra società, la Cisep. I soci stabiliscono alcune regole per spartirsi i proventi percepiti in nero con la Miani, almeno fino a quando i rapporti si logorano. 

Giardiello inizia a pretendere di più, ma gli altri non vogliono saperne. Ed è qui che l’imprenditore cinquantasettenne originario di Benevento e residente a Brugherio, nonostante da un paio di anni non vivesse più in Brianza, decide di chiamarsi fuori e denunciare il giro d'affari in nero. 

La “vendetta”, però, fallisce. Giardiello non riesce a dimostrare di essere estraneo a quello stesso giro di soldi in nero e tutte le società coinvolte finiscono nel vortice dei fallimenti. Così, la vendetta economica del killer si trasforma in una vendetta di sangue. 

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