Fuori dalla classe perchè gay, per il 16enne a scuola "non c'è più posto"

Dopo il caso scoppiato tra i corridoi dell'edificio Ecpof di Monza la mamma torna a denunciare: "Chiedo che mio figlio possa a tornare a studiare"

Chiede soltanto di poter tornare sui banchi, di frequentare le lezioni insieme ai compagni con cui ha condiviso il percorso di studi fino allo scorso giugno e di vivere i suoi sedici anni come tutti gli altri ragazzi della sua età. Invece per lui a scuola, dicono dall'istituto, ormai "non c'è più posto".

E' troppo tardi per iscriversi o forse per ricominciare da capo, lasciandosi alle spalle la vicenda di cui era stato suo malgrado protagonista lo scorso anno, quando a Monza, tra i corridoi dell'istituto Ecpof, l'Ente di Formazione Professionale Cattolica di via Manara, era scoppiato il caso sollevato da Il Giornale di Monza dello studente gay, lasciato a seguire le lezioni fuori dalla classe "per non influenzare negativamente i compagni".

Proprio quando la famiglia credeva che quanto accaduto fosse solo un brutto episodio da lasciare alle spalle invece ha dovuto fare i conti con l'amara sorpresa.

"Dalla scuola mia hanno detto che ormai era troppo tardi e non si poteva fare più nulla" - spiega Anisoara Croitou, la mamma del ragazzino che lo scorso anno era stato "punito" per una foto a torso nudo insieme a un amico postata sui social ritenuta non solo non appropriata ma addirittura "pornografica". "Io avevo chiesto di poter iscrivere mio figlio già da giugno, quando avevamo ricevuto le pagelle ma mi era stato detto che era ancora presto" - aggiunge la donna - "Ho richiamato una seconda volta a inizio settembre e di nuovo mi hanno detto di aspettare". Giorni fa però, quando Ionela Anisoara ha provato di nuovo a contattare l'istituto, ha scoperto che era stata la scuola a decidere per la famiglia. "Mi hanno detto che non c'erano più posti e che avevano pensato che dopo quanto accaduto lo scorso anno non avremmo più voluto iscrivere nostro figlio a scuola".

In classe però G. vuole tornare e vuole terminare il percorso di studi triennale del corso "Sala da Bar" che spera lo porterà presto lontano, sulle navi da crociera dove sogna di lavorare. "Io penso che questa decisione sia stato un piccolo giochetto per arrivare a lasciare fuori da scuola mio figlio ma per questa faccenda non siamo io e mio marito a soffrire ma un ragazzino" - spiega Ionela Anisoara - "Stanno giocando con la sua vita e con il suo futuro e non ne hanno diritto". 

Allo stato attuale G. non è iscritto a nessun corso di studio e soffre per questa situazione: "E' molto triste" racconta a MonzaToday la mamma "passa tutta la giornata a letto e vuole tornare a scuola. Sabato abbiamo provato a fargli una sorpresa, lo abbiamo portato fuori per una serata in compagnia perchè lo vedevamo troppo giù di morale. Ha sorriso ma non è il G. che conosco, non è mio figlio. G. è una persona molto vivace, attiva, ride sempre e fa sorridere tutti". 

Ionela Anisoara chiede soltanto che la scuola acconsenta a incontrarli per un colloquio e che G. possa tornare a studiare sui banchi dell'istituto dove ha detto alla mamma "ci sono i suoi compagni e alcuni professori che gli vogliono bene". Riguardo a quanto accaduto l'anno scorso la famiglia è pronta a voltare pagina ma il ricordo di quell'esperienza non può essere cancellato: "Io non penso che dalla mente di mio figlio possa mai scomparire il ricordo di questa brutta storia ma G. ha superato con il supporto delle assistenti sociali del comune di Monza, con l'appoggio di una psicologa e grazie a noi questa faccenda".

"Mio figlio non può più studiare per una colpa che non ha" ha concluso Ionela Anisoara "Quello che è successo lo scorso anno è partito da me, da una mia denuncia. Se fosse stato per G. sarebbe rimasto in silenzio ancora cinque giorni ad ascoltare le lezioni dal suo banco nel corridoio della scuola, rispettando la punizione che aveva stabilito l'istituto". 

Intanto dall'istituto di formazione professionale Ecpof fanno sapere che il ragazzo "non è iscritto al nuovo anno formativo perchè non ha presentato la domanda di iscrizione entro i tempi stabiliti". La scuola, con una nota diffusa agli organi di stampa, ha sottolineato che la famiglia "non si è presentata in data 24 giugno per i colloqui finali e per il rinnovo dell'iscrizione" e che "nei mesi di giungo e luglio" la famiglia non si è presentata di persona e nemmeno ha chiamato". In merito alla questione è intervenuto anche il presidente dell'ECPOF, don Marco Oneta, che si è rivolto al preside della scuola Adriano Corioni e chiedendo di valutare la possibilità di accettare lo studente nonostante il grave ritardo nella presentazione della documentazione. 

"Ho appreso dalla docente di riferimento che non esistono altre motivazioni per la mancata iscrizione se non quella del grave ritardo con cui il ragazzo e la sua famiglia hanno manifestato l'intenzione di continuare il percorso formativo presso il nostro ente" scrive don Oriani nella lettera. "Comprendo benissimo il rigore della direzione e dei formatori ma al tempo stesso mi ha molto colpito la diversità di posizione tra la madre, contraria all'iscrizione, e il ragazzo che invece insiste nel venire in ECPOF" ha spiegato don Oriani che ha aggiunto "Per questo ti chiedo se non sia ancora possibile accettare tra i nostri alunni il ragazzo perchè possa giungere alla qualifica professionale in un ambiente educativo rigoroso e costruttivo come ECPOF".

"Il bene di questo giovane è l'unica cosa che ci sta veramente a cuore" si legge nella lettera. 

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