Si toglie la vita a 31 anni ma qualcosa non torna: si indaga sul suicidio di Claudio

Claudio Onorato, monzese residente nel foggiano, è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Candela il 4 febbraio

Si è tolto la vita a trentun anni, all'improvviso e senza un apparente motivo. Ha scosso l'intera cittadina pugliese di Candela, sui monti Dauni, e gli amici nella città di Monza, dove il giovane aveva vissuto, la morte di Claudio Onorato, da tempo residente in paese ma di origini monzesi.

Il 4 febbraio 2018, come riferisce FoggiaToday che ha seguito la vicenda, Claudio si è impiccato, togliendosi la vita nella sua abitazione. Solo un mese prima, il giorno dell'Epifania, era stato vittima di una brutale aggressione e di un pestaggio da parte di alcuni parenti della sua ragazza che pare non approvassero la loro relazione.

Una morte questa che porta con sé tante ombre e molti interrogativi, soprattutto per la famiglia di Claudio che chiede giustizia e non crede che il giovane possa essersi tolto la vita.

Chi era Claudio

Un ragazzo come tanti, Claudio, 31 anni compiuti il 9 gennaio, tranquillo, senza particolari problemi, se non quelli occupazionali, comuni a tanti giovani oggi. Viveva di lavoretti; dopo una esperienza di barman a Londra, era rientrato in Italia e si era appassionato ai tatuaggi, stava tentando di raccogliere il denaro necessario per mettere su un suo studio. Innamorato della vita e della ragazza che frequentava da un paio d'anni. E, a sentire i familiari e le voci in paese, confermate dalla denuncia messa nero su bianco da Claudio venti giorni prima di morire, potrebbe essere stata proprio quella relazione con una ragazza del posto, non gradita, pare, dalla famiglia di lei, a determinare una serie di conseguenze, tali, da tirarlo giù nel baratro psicologico, fino alla depressione più nera, quella che poi ti fa legare una corda al soffitto. Il 4 febbraio Claudio si è impiccato. Un suicidio come tanti all'apparenza. Ma non per chi lo conosceva. Claudio fino ad un mese prima non aveva manifestato alcun problema. Fino al pestaggio. “Candela si è macchiata di sangue innocente” tuona il fratello su Facebook. Per il 4 marzo gli amici hanno organizzato una fiaccolata per le vie della città.

Il pestaggio e la denuncia

E' 6 gennaio quando Claudio è vittima di un pestaggio che lo spedirà all'ospedale in codice giallo per dolori intercostali, trauma maxillo facciale e sospetta lesione alla milza. Sono le 16.15 di sabato 6 gennaio quando un uomo si presenta a casa di Claudio sostenendo di essere il fidanzato di S., la giovane che egli frequentava da un paio d'anni. Lo invita a seguirlo. Claudio sale su una punto nera. Viene portato in via delle Rimembranze, zona Macello, dove insisterebbe un rustico della famiglia della giovane e dove Claudio riconosce anche la mamma di S. Quest'ultima, alla vista il 31enne avrebbe cominciato ad inveire e a picchiarlo, minacciandolo di morte e diffidandolo dal continuare a frequentare sua figlia. Tenta di andarsene ma viene “invitato” ad aspettare S., con la quale – a detta loro - si sarebbe dovuta chiarire definitivamente la questione. La ragazza arriva, viene picchiata anch'essa dalla mamma, “che la afferra per i capelli brandendo un coltello da cucina” dichiarerà Claudio nella denuncia. Lui non ci sta, tenta di difenderla. E qui la storia si complica, perchè entrano in scena le divise della Protezione Civile. Una la indossa la sorella di S., nel frattempo sopraggiunta con l'auto di servizio, che minaccia Claudio di una brutta fine se non avesse lasciato stare la sorella. In quel momento un altro signore, sempre con indosso la divisa della Protezione Civile, sferra un pugno al giovane e lo scaraventa in un fosso poco distante. Il forte impatto fa perdere momentaneamente l'orientamento a Claudio; non pago, l'uomo lo raggiunge e continua a sferrargli pugni, minacciandolo di dargli fuoco se non avesse lasciato il paese. Viene strattonato via. Raggiunta in evidente stato di shock una via di paese, viene soccorso da alcuni conoscenti e portato in ospedale. Tutto questo viene messo a verbale da Claudio il 9 gennaio dello stesso mese.

La testimonianza della madre di Claudio

“Lui non voleva denunciare. Siamo stati io ed i suoi amici a convincerlo” ci racconta la madre, Cinzia Ciocia, che oggi chiede giustizia. “Mio figlio – denuncia - è morto nell'indifferenza generale, si sentiva abbandonato dalle istituzioni”. Da quel momento, racconta, le minacce sono continuate, Claudio non veniva lasciato solo per un attimo dagli amici, che si turnavano. Ormai non usciva più da solo, anche questo lo faceva stare male. “Ti diamo fuoco alla casa se non te ne vai da Candela” gli dicevano, racconta la signora Cinzia, “ed avevano sparso in giro la voce che fosse un drogato. Claudio portava i dreads, i capelli rasta. Ma era un bravo ragazzo.  Negli ultimi tempi si era convinto che potesse passare dalla parte del torto, essendo loro in tanti, per giunta della Protezione civile e quindi più “ammanicati”, e lui da solo”. Pochissima solidarietà, se non da parte degli amici più stretti. Pare che la stessa S. lo avesse abbandonato.

“Non beveva, non si drogava, era un normalissimo ragazzo” conferma a Foggiatoday l'avvocato della famiglia, Angelo Marano, che mostra però cautela: “Non so se ci sia un nesso tra il pestaggio e il suicidio. E' compito della Procura indagare, come sta facendo. So che ci sarebbero state minacce pesanti anche dopo. Motivo per cui sono stati sequestrati cellulari e pc di Claudio, dai quali, mi auguro, possano emergere elementi che ci aiutino a fare chiarezza”.

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