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Il condominio di via Fiume (Foto Bennati)

Il condominio di via Fiume (Foto Bennati)

Le coltellate viste dalla finestra, la chiamata al 118 e la fuga dei "baby killer"

A chiamare i soccorsi e chiedere aiuto domenica mattina è stato qualcuno che abita in via Fiume dove Cristian Sebastiano è stato colpito con una ventina di coltellate e ucciso. Per l'omicidio sono stati fermati due minori

Una scena che ricorderà per molto tempo e che oggi probabilmente sembra essere ancora lì, davanti agli occhi. Prima le urla sentite da dentro casa poi l'aggressione e il sangue visti da dietro il vetro. A chiamare i soccorsi domenica mattina è stato qualcuno che dalla finestra si è accorto che stava succedendo qualcosa di terribile.

Quando le ambulanze del 118 intorno alle 13 sono arrivate in via Fiume, sotto il palazzone popolare del quartiere San Rocco, era ormai troppo tardi. Cristian Sebastiano, 42 anni, era a terra, in un lago di sangue con la gola tagliata. Almeno una ventina le coltellate che lo hanno ferito e ucciso. Sin dall'inizio è stato chiaro che le persone in fuga erano due. Qualcuno li ha visti mentre con il cappello o un cappuccio in testa, uno posizionato dietro e l'altro davanti alla vittima, hanno aggredito il 42enne che abita proprio dall'altra parte della strada e che entrambi conoscevano bene. Così bene che - come dichiarato dal padre della vittima, Michele Sebastiano - uno di loro più volte era stato anche a pranzo a casa loro.

Vivevano nello stesso quartiere, tra via Sansovino e via Fiume, e tutti e tre - come emerso dai primi riscontri delle indagini che hanno portato al fermo dei due minorenni per l'omicidio dell'uomo - erano caduti nel tunnel della dipendenza. Nel passato di Cristian Sebastiano c'è qualche precedente per spaccio di sostanze stupefacenti e stando a quanto dichiarato da uno dei due presunti killer, 14 anni, era lo stesso Sebastiano a cedergli ancora la droga presentandosi con la cocaina anche fuori dal Sert, dove il minore andava per disintossicarsi. Per questo motivo avrebbe voluto "punirlo". E forse proprio per questo motivo domenica mattina è uscito di casa con addosso un coltello con una lama di venti centrimetri, usato per uccidere. Magari tutto è iniziato come una rapina che poi è finita nel sangue: i ragazzini hanno sottratto al 42enne cinque grammi di cocaina. Ma non gli hanno strappato via solo le dosi: gli hanno tolto la vita. 

Mentre i due restavano a testa bassa, Cristian forse nel tentativo di chiedere aiuto avrebbe rivolto lo sguardo in alto e incrociato quello del testimone prima di morire. Poi i ragazzini lo avrebbero trascinato sotto il porticato, bloccandolo mentre a pancia in giù stava tentando di scappare, tirandolo forse per le braccia. 

Poi le urla sono finite. E mentre in via Fiume arrivavano i soccorsi e le gazzelle dei carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della compagnia di Monza, i due ragazzi - con le scarpe ancora sporche di sangue - scappavano. Alcune telecamere del quartiere li hanno visti mentre a passo spedito, cappellino in testa, si allontanavano da via Fiume e raggiungevano via Sansovino. Dopo il delitto, a casa di uno dei due, avrebbero anche consumato parte della droga sottratta all'uomo che avevano appena ucciso per "punizione". Per vendicarsi -come avrebbe riferito il 14enne durante l'interrogatorio-confessione alla presenza del procuratore dei Minori - per averlo trascinato nel tunnel della dipendenza. Un movente legato al mondo delle sostanze stupefacenti su cui gli inquirenti però stanno ancora cercando di far luce. "E' una situazione molto delicata e che va approfondita" ha dichiarato l'avvocato Renata D'Amico, legale di S.C., 15 anni che avrebbe spiegato di non aver preso parte a un progetto (quello del delitto) "elaborato a priori e nemmeno condiviso". L'ultima volta che l'ha incontrato è stato domenica, nella notte. "E' stata una giornata e una nottata davvero lunga: era provato, preoccupato per i suoi familiari e ha dato anche segni di malessere fisico tanto da aver rimesso un paio di volte" ha aggiunto. 

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