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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Truffe / Meda

Truffa milionaria al celebre designer Antonio Citterio: condannata la segretaria

La donna è accusata di aver utilizzato il denaro per giocare d'azzardo e ristrutturare il ristorante di famiglia

Tre anni e sei mesi di reclusione. Questa la condanna che ha ricevuto l'ex segretaria di fiducia del famoso designer e architetto brianzolo, Antonio Citterio, originario di Meda, accusata di averlo truffato per circa 4,5 milioni di euro. A deciderlo il giudice per l'udienza preliminare di Milano Manuela Scudieri, la quale al termine di un processo in abbreviato ha anche condannato, a 2 anni, un ex dipendente del Banco Bpm, complice della donna.

L'ex dipendente dello studio Citterio è stata condannata per truffa, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e autoriciclaggio, mentre si è vista assolta "perché il fatto non sussiste" da un'accusa di evasione fiscale. Parte delle imputazioni, anche relative al presunto raggiro, si sono prescritte. L'ex funzionario di banca, invece, è stato condannato per truffa.

L'indagine

A ottobre 2020 un'indagine della guardia di finanza di Milano aveva fatto emergere come tra il 2013 e il 2018, i due imputati avessero dato vita a una complessa e sistematica attività truffaldina, ai danni del noto studio di design milanese e del suo titolare, Antonio Citterio. La segretaria dipendente dello studio, in particolare, aveva approfittato della delega per operare sui conti correnti ed essendo l'unica a interfacciarsi con la banca aveva incassato ingenti somme con la complicità dell'impiegato dell'istituto di credito. Il denaro illecitamente sottratto era stato impiegato dalla segretaria sia nel gioco d'azzardo che nella ristrutturazione di un ristorante di sua proprietà, situato sulla costa ligure, nel comune di Chiavari (Genova).

Le indagini era scattate nel 2018 dopo la denuncia da parte del designer e avevano rivelato come la segretaria e il bancario avessero sottratto oltre 4 milioni di euro dai conti correnti intestati allo studio professionale, nonché al suo titolare, attraverso  operazioni non autorizzate. All'esito dell'inchiesta era stato eseguito un sequestro di circa 4,5 milioni di euro, l'equivalente dei soldi frutto del raggiro.

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