Comprano supercar e le pagano con "carta straccia": banda di truffatori smantellata

Avevano un giro di affari di circa un milione di euro: due brianzoli tra gli arrestati

Il loro businesss erano le auto di lusso, compravano solo supercar e le pagavano con carta straccia: assegni circolari falsi. Ora in dieci devono rispondere all'accusa di truffa, dopo essere stati arrestati a Genova nella mattinata del 7 febbraio; tra loro ci sono anche  due 47enni di Cesano Maderno e Nova Milanese e un 25enne di Saronno. A sventare l'associazione criminale dedita alla commissione di truffe i carabinieri di Genova, nell'ambito dell'operazione denominata 'Bypass'. 

Il modus operandi dei truffatori

Il sodalizio criminale, organizzato tra l'Italia e la Germania e ben strutturato, individuava online i veicoli – sempre di grossa cilindrata e di marchi di lusso – che poi sarebbero stati oggetto di truffa. La modalità era sempre la stessa: le vittime, che avevano messo in vendita le loro auto sul web, venivano contattate dai membri dell'organizzazione, i quali, dopo aver concluso l'acquisto verbalmente, comunicavano che avrebbero utilizzato come modalità di pagamento l’assegno circolare postale.

Gli assegni, però, non erano autentici, ma contraffatti dall'associazione criminale grazie alla collaborazione di un falsario dotato di apparecchiature e competenze informatiche, nonché di format di assegni postali in bianco, dove inserire i dati del beneficiario e la somma concordata per l’acquisto. Inoltre, per ogni singola truffa, veniva creato ad hoc sul web un ufficio postale fittizio (in una delle città dove ci sono sedi reali di Poste Italiane) al quale veniva associata un numero di telefono fisso, creato tramite un gestore di telefonia Voip.

A quel numero poi rispondeva un complice che si fingeva un impiegato di Poste Italiane e assicurava l’autenticità del titolo di credito utilizzato per il pagamento delle macchine. In seguito, dopo la conferma della (falsa) genuinità dell’assegno circolare, veniva formalizzato il passaggio di proprietà dell'auto, che veniva intestata a persone di volta in volta diverse ma tutte appartenenti all'organizzazione criminale, le quali utilizzavano documenti falsi, realizzati dal falsario del sodalizio.

Infine le auto venivano vendute, a prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, spesso attraverso italiani residenti all'estero, ed esportate in Germania, Francia e Olanda. Qui venivano legalmente reimmatricolate e cedute a compratori ignari della provenienza illecita. Spesso - precisano i carabinieri - il gruppo riusciva a portare a termine più truffe nella stessa giornata.

L'operazione dei carabinieri

L’indagine è partita a giugno 2018 a seguito di un arresto per possesso di documenti falsi. Nell'intervenire durante una compravendita, poi, i militari hanno sventato una delle truffe del gruppo criminale.

Tutte le informazioni sono state poi trasmesse al nucleo investigativo di Genova che grazie a complesse indagini ha poi potuto ricostruire l’intero organigramma del gruppo criminale e chiarire la responsabilità del sodalizio in almeno 12 truffe, che erano avvenute in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Liguria. A Milano oltre alla Porsche, era stato acquistato con la stessa tecnica anche un camper, a Rozzano. Su richiesta della Procura di Genova, che ha coordinato l’indagine, il Gip del tribunale ha emesso il provvedimento restrittivo a carico di 10 persone (di cui sette in carcere e tre agli arresti domiciliari).

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Nel corso dell’attività dei militari sono state sventate alcune truffe e recuperate quattro autovetture per un valore complessivo di 300mila euro. Il giro di affari dell’organizzazione si attesta su un milione di euro.

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