Esce dal carcere e non perde tempo: di nuovo in manette per turbativa d'asta

I carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza hanno arrestato i fratelli Arlotta per turbativa d'asta e tentata estorsione: appena ottenuti i domiciliari non hanno perso tempo e hanno ripreso da dove avevano interrotto

Ha aspettato solo che terminasse il periodo di reclusione e che per lui scattassero gli arresti domiciliari e insieme al fratello è tornato a fare esattamente quanto le manette gli avevano impedito di portare a termine.

Grazie a un’indagine dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza i fratelli Angelo e Carmelo Arlotta sono finiti in carcere con l’accusa di turbativa d’asta e tentata estorsione. I militari hanno fatto scattare per loro le manette all’alba di martedì, concludendo così un’indagine complessa partita nel 2014.

Gli accertamenti degli inquirenti oltre un anno fa avevano cercato di capire di più su una presunta turbativa d’asta che Angelo Arlotta avrebbe architettato per un’asta pubblica che aveva come oggetto la messa in vendita di un suo fabbricato di residenza situato in un comune della Brianza. In quell’occasione l’uomo aveva dapprima offerto del denaro a chi si era aggiudicato l’asta per fare in modo che rinunciasse all’operazione immobiliare e poi era passato alle minacce in modo che non venisse completata la procedura di assegnazione.

Dopo quest’episodio, a dicembre 2014, quando l’immobile era per l’ennesima volta oggetto di una nuova asta, l’uomo ha messo in scena lo stesso copione: questa volta però il nuovo aggiudicatario non si è lasciato intimidire. In seguito a questi due tentativi Arlotta era stato raggiuto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Monza, per estorsione e turbata libertà degli incanti. A luglio però l’uomo è uscito dal carcere e la misura detentiva è stata sostituita dagli arresti domiciliari.

Appena rimesso in libertà non ha perso tempo e, insieme al fratello Carmelo, ha provato a mettersi di nuovo in contatto con l’aggiudicatario dell’immobile, minacciandolo per costringerlo a rinunciare all’assegnazione del bene e restituire una somma di denaro inizialmente versata come risarcimento del danno.

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I due fratelli sono stati così raggiunti da una nuova misura cautelare in carcere.

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