Fino a mille euro per un viaggio verso il Nord: sgominata banda di "scafisti" di terra

Tredici persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere accusate di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina. La "mente" era un egiziano di 37 anni residente a Monza

I profughi pronti a partire

Un business nato nell'emergenza della guerra e dell'immigrazione e diventato fiorente alle spalle della disperazione altrui. La promessa di un viaggio per ricominciare con una nuova vita in Germania, Lussemburgo o ancora in Danimarca e un'organizzazione criminale che lucrava con lo sfruttamento dell'immigrazione clandestina.

Sono tredici le ordinanze di custodia cautelare a cui gli agenti del commissariato di Polizia di Stato di Monza hanno dato esecuzione dopo aver portato alla luce con l'indagine "Transitus" un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina composta da cittadini stranieri egiziani, siriani, romeni e una donna brasiliana.

Dai 500 ai mille euro per raggiungere il Nord Europa, questa la cifra che erano disposti a pagare a persona gli stranieri che volevano lasciarsi alle spalle il passato e costuirsi un futuro lontano dall'Italia. In cinque, sei o addirittura di più, aspettavano per giorni in un appartamento di Monza l'arrivo dell'autista e poi salivano sui mezzi, stipati uno accanto all'altro in condizioni disumane, alla volta della destinazione prescelta. A volte però il piano del viaggio cambiava e alla meta i cittadini stranieri non arrivavano mai, derubati di tutto dagli "scafisti" di terra a cui erano stati affidati e lasciati senza un centesimo in mezzo alla strada come avvenuto in due occasioni, in provincia di Bergamo e alle porte di Monza.  

Tutto è iniziato quando nell'agosto 2014 in commissariato a Monza si è presentato un cittadino egiziano che voleva denunciare quanto gli era accaduto: l'uomo ha raccontato di essere stato avvicinato da un connazionale che gli aveva offerto del denaro per fare da autista durante alcuni viaggi clandestini per trasportare profughi siriani verso i paesi del Nord. Ma non era stato un episodio isolato: dalle indagini portate avanti dagli agenti, grazie alle intercettazioni e all'analisi dei tabulati telefonici, è emerso che non si era trattato di un singolo caso e che a Monza e dintorni c'era qualcuno che aveva messo in piedi un'organizzazione criminale per lucrare alle spalle della disperazione altrui. E' stato a questo punto che le indagini partite dalla Procura di Monza hanno coinvolto anche la Direzione Distrettuale Antimafia ed è stato individuato l'uomo al vertice dell'organizzazione criminale, un cittadino egiziano di 37 anni, F. M. R. A., residente a Monza con alle spalle alcuni precedenti per rapina, regolare sul territorio.

Era lui l'uomo con cui i siriani giunti in Italia prendevano contatti e contrattavano il prezzo del viaggio e sempre lui organizzava la squadra e inviava i suoi "collaboratori" a procacciare clienti. Grazie agli "agganci" che lo "scafista" aveva in Africa e in Sicilia riusciva a essere informato sulle partenze dei barconi dalle coste e sugli sbarchi e sapeva esattamente quando era il momento opportuno per muoversi. 

Il primo contatto con i profughi, tutti cittadini siriani, avveniva a Milano, nei pressi della stazione Centrale dove all'epoca dell'emergenza profughi erano stati allestiti punti di raccolta per gli stranieri nei mezzanini dell'interscambio. Dopo aver "agganciato" i potenziali clienti e promesso loro un passaggio verso i paesi del Nord Europa dove avrebbero potuto ricominciare una vita, l'organizzazione contrattava i prezzi, incassava un anticipo pari alla metà del costo del viaggio per la tratta e poi stipava i profughi in un appartamento alla periferia di Monza nella zona sud della città, a ridosso di Cinisello Balsamo. Oltre alla "mente" dell'organizzazione in manette sono finiti anche altri tre egiziani che si occupavano dell'organizzazione dei trasferimenti e ancora due albanesi di 26 e 37 anni residenti in provincia di Brescia che venivano impiegati come "scafisti" di terra. Insieme a loro agivano anche due cittadini romeni che riuscivano a passare senza problemi le frontiere europee, una cittadina brasiliana di 44 anni e una escort 32enne di origine romena che occasionalmente si era improvvisata anche autista per "arrotondare". Per lei, nonostante fosse residente sul territorio, le manette sono scattate a Venezia dove si trovava per motivi personali.

In due mesi di attività di indagine i poliziotti del commissariato di Polizia di Stato hanno documentato almeno venti viaggi, due dei quali finiti in rapina, per un totale di circa 100 profughi accompagnati nei paesi del Nord Europa clandestinamente e un giro d'affari illecito da 70mila euro. Tutte e tredici le persone sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dell'immigrazione clandestina e tre di queste risultano al momento irreperibili. 

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