Villasanta: il disastro Lombarda Petroli per evadere le accise

Queste le conclusioni del pm di Monza Gambardella. Sei indagati per violazione delle norme sulle imposte, quattro per disastro. Tra loro anche Giuseppe e Rinaldo Tagliabue. Nel Lambro 2400 tonnellate di idrocarburi

Campioni di materiale sversato nel Lambro ( Foto Antonio Piemontese, 2010)

Chiuse le indagini sull'episodio dello sversamento di idrocarburi nel Lambro. Il fatto risale al febbraio 2010. "Almeno 1600 tonnellate di gasolio e 812 di olio combustibile", scrive il pm di Monza Emma Gambardella, furono rovesciati nelle fognature la notte del 22 febbraio di quasi due anni fa. Al posto della vecchia raffineria nell'area sorge oggi Ecocity Villasanta, un complesso industrial- commerciale ancora in fase di costruzione.

L'EVASIONE - La ricostruzione della magistratura inquirente parla di un'operazione portata a termine allo scopo di violare la norma sul pagamento delle accise. La quantità petrolio contenuto nei serbatoi della Lombarda Petroli, in sostanza, sarebbe stata maggiore di quella dichiarata, consentendo di risparmiare imposte per 5 milioni di euro. Un'evasione in piena regola. Sei gli  indagati accusati a vario titolo di aver violato la norma sul pagamento delle accise, quattro tra questi accusati anche di disastro doloso. Tra loro  gli amministratori dell'azienda di Villasanta, Giuseppe e Rinaldo Tagliabue. 

I TENTATIVI DI COPERTURA  - "Successivamente fingendo di coordinare i soccorsi - si legge in un altro passaggio dell'avviso di chiusura indagini - davano ordine agli operai intervenuti di versare l'acqua sugli idrocarburi presenti sul terreno con lo scopo di aumentare i quantitativi del prodotto disperso e far perdere le tracce degli ammanchi (..) così causando la tracimazione del prodotto".Un'ipotesi che rende particolarmente grave il quadro accusatorio: non ci fu infatti alcuna segnalazione  da parte di Lombarda Petroli. Durante il giro di ronda, la situazione all'interno dell'impianto alle tre di notte sembrava normale. Furono i tecnici dei depuratori a rendersi conto che era in corso un disastro il mattino seguente. Ma quando arrivarono di fronte ai cancelli accompagnati dalla Polizia Provinciale,  qualcuno gli impedì l'ingresso al deposito di stoccaggio. Fu  necessario l'intervento di Carabinieri e Polizia di Stato per riportare la calma. "Anche pochi minuti avrebbero fatto la differenza" commentò ai tempi Dario Allevi, presidente della Provincia.

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LE ALTRE IPOTESI - Sembra quindi tramontare definitivamente l'ipotesi di una ecotruffa tesa a scaricare sulla comunità i costi di bonifica, come era stato ipotizzato all'inizio. Qualcuno fece notare che l'area nel 2009 era uscita dalla lista dei siti industriali pericolosi: una procedura che avrebbe garantito maggiori controlli. Nelle carte si parla di "inquinamento ambientale delle acque e delle coste con morie di pesci, molluschi e uccelli". La Brianza non ha certo bisogno di aggiungere altro al conto ambientale.

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