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La forza di Khadija sopravvissuta alla violenza e oggi esempio per tante donne

Era una ragazzina quando ha subito uno stupro di gruppo. Oggi Khadija ha 40 anni e invita le altre donne a denunciare e a non vivere nel silenzio. Ha fondato a Villasanta un'associazione che segue le donne vittime di violenza e le aiuta a ricostruirsi una vita

“Io sono una sopravvissuta. A volte mi chiedono come si fa a superare uno stupro di gruppo. Io, invece, mi chiedo come si faccia a superare qualsiasi tipo di violenza”.  

Così inizia il video di Khadija Cirafici (nella foto, scattata dalla Boutique fotografica di Villasanta), 40 anni che il 25 novembre -  in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne - ha realizzato con il Comune di Villasanta un video  per testimoniare l’importanza della denuncia, inviando un messaggio di forza e speranza alle donne.

Per Khadija il 25 novembre è tutti i giorni, tanto che sette anni fa, in collaborazione con l’amica e pedagogista Cora Erba, ha dato vita a Villasanta all’associazione “Mi Diras Nur” un punto di riferimento per le donne che si sentono sole e che spesso sono vittime di violenza, in tutte le loro forme (fisica, psicologica ed economica).

Khadija era poco più che una ragazzina quando il branco le ha rubato la vita. Una violenza fisica che l’ha uccisa non solo nel corpo, ma anche nell’anima: ha abbandonato il liceo, ha iniziato un lungo percorso di psicoterapia per rimettere insieme i pezzi della sua giovanissima vita, per anni non ha visto la luce in fondo al tunnel fino a quando, al termine di un lungo viaggio interiore, grazie allo yoga e alle pratiche olistiche ha ricominciato a vivere.
“Mi sentivo disgregata. Mi è stata negata la mia adolescenza, mi sono mancate quelle esperienze come la mia prima volta. Per me era tutto oscurità”. I sogni di ragazzina li ha dovuti mettere da parte. “Ricordo che quando ero una bambina sognavo di diventare un’insegnante di ginnastica artistica. Mi immaginavo una vita come quella di tante altre ragazze della mia età: studi, viaggi in giro per il mondo e una famiglia normale”. Ma la violenza subita le ha negato tutto questo.

“Quel giorno mi è stato portato via tutto. Non sentivo più il mio corpo, avevo paura di rapportarmi con gli altri. Per anni ho nascosto l’abuso subito”. Poi la svolta e l’aver compreso fino in fondo che quello che le era successo non era per colpa sua, lei era la vittima, a lei erano stati rubati corpo, sogni e vita.
“Per anni mi sono chiusa in me stessa. La prima persona alla quale ho mostrato le mie parti d’ombra è stata Cora”.

Khadija oggi è una donna forte, che ha bisogno comunque dei suoi momenti di solitudine. Una donna che si ritiene fortunata perché a quella violenza di gruppo lei è sopravvissuta. Ecco perché la scelta di mettersi a disposizione delle altre donne vittime di violenza. “Raccontare la mia storia aiuta altre donne a raccontare e a denunciare la loro. Si riprendono in mano la propria vita, perché sanno di non essere sole”.

Non è facile denunciare, ieri come oggi. “La burocrazia per altro non aiuta. Ci si impiega un mese e mezzo per depositare una denuncia per stalking”.
Quando la violenza l’ha subita Khadija la situazione era ancora peggiore. “All’epoca non parlavi, non denunciavi, vivevi nel silenzio e nella vergogna”.
Oggi, per fortuna, esistono associazioni come Mi Diras Nur che aprono le porte alle donne e le sostengono con l’aiuto di validi professionisti che, a 360 gradi, si prendono cura di quelle ferite fisiche e psicologiche. Oggi Khadija finalmente è tornata a sorridere. “Oggi mi sento felice, realizzata e appagata”.

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