Le violenze

Violenta la sorellina di 12 anni per anni: "Se lo dici alla mamma ti ammazzo"

Prima le dichiarazioni d'amore poi i pedinamenti e le minacce di morte se avesse rivelato qualcosa. Per l'uomo è arrivata la condanna della Corte di Appello di Bologna per violenza sessuale

Tre anni di violenze sessuali sulla sorellastra, una ragazzina. Per questo un 30enne originario del Sud America ma da tempo residente in Brianza è stato condannato dalla corte di Appello di Bologna e dovrà scontare una pena di cinque anni e quattro mesi. L'uomo è stato arrestato nei giorni scorsi dal carabinieri della compagnia di Vimercate per violenza sessuale in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dall’autorità giudiziaria.

Dalle carezze alle violenze: tre anni di inferno

Il calvario della ragazza, secondo quanto messo agli atti, è iniziato nel 2019 ed è proseguito fino al 2021. E all'epoca dei primi abusi la ragazzina - classe 2007 - aveva 12 anni. Tre anni in cui la ragazza avrebbe subito, sotto minaccia, le violenze del fratellastro maggiorenne nato da una precedente relazione sentimentale. Prima il ragazzo l'avrebbe avvicinata con delle carezze poi le attenzioni si sarebbero fatte sempre più insistenti fino a consumare rapporti sessuali.

I fatti sono avvenuti nella casa dove entrambi vivevano a Bologna e il 30enne, per timore che la ragazzina si confidasse con qualcuno e rivelasse quanto stava accadendo, era arrivato anche a minacciarla dicendo che avrebbe ammazzato lei e i suoi genitori. La ragazza poi ha trovato la forza di parlare con la madre e le ha raccontato gli anni di abusi. E' stata la donna nel settembre del 2021 a presentarsi dai carabinieri a Bologna e a denunciare le violenze sulla figlia.

La folle gelosia

Il controllo sulla giovane non si limitava alle costrizioni sessuali in casa. Il 30enne avrebbe convinto la ragazzina a prendere la pillola e, in preda alla gelosia, l'avrebbe seguita durante le uscite con gli amici, ha creato falsi profili social per controllarla e spiarla e l'avrebbe costretta a cancellare i messaggi per paura che i genitori potessero scoprire quello che stava accadendo. Condannato dalla corte di Appello di Bologna e riconosciuta l’inammissibilità del ricorso dalla Corte Suprema di Cassazione, il 30enne è stato condotto in carcere a Monza dove dovrà espiare la pena. 

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