Si finge ginecologo e abusa di ragazzine minorenni: arrestato ingegnere brianzolo

L'uomo, 50 anni, sposato e con figli, adescava le giovanissime su piattaforme social con profili fake spacciandosi per un rinomato professionista sanitario

La Scientifica effettua i rilievi dell'appartamento del finto ginecologo

Ingegnere, sposato, fedina penale immacolata, padre di famiglia. Questo il volto reale e la vera identità del fantomatico "Dottor Alberto Berti", un finto ginecologo che in Brianza, attraverso una serie di profili fake creati sui social, adescava ragazzine minorenni fingendosi un professionista sanitario di rinomata fama internazionale per poi abusare di loro.

A fermare e arrestare l'uomo, un cinquantenne brianzolo, sono stati gli agenti del commissariato di Monza che al termine di una lunga e delicata indagine lo hanno condotto in carcere su esecuzione di una custodia cautelare per violenza sessuale su minori. Quanto accadeva nell'appartamento, situato in Brianza, dove l'uomo dava appuntamento alle sue vittime è venuto alla luce in seguito alla denuncia di una delle giovanissime.

I "tentacoli" virtuali del finto ginecologo

L'uomo riusciva ad adescare le giovani, tutte ragazzine minorenni tra i 15 e i 17 anni, attraverso varie piattaforme online, da Facebook a Instagram, contattando le vittime attraverso profili inesistenti di ragazzine (e in un caso fingendosi un ragazzo) che avevano la funzione di indurre le coetanee, attraverso elogi e pareri positivi, a contattare il fantomatico ginecologo di cui si diicevano essere loro stesse pazienti. Con questi "tentacoli" virtuali l'uomo riusciva così a incontrare le giovani.I suoi alter ego virtuali ovviamente lo elogiavano per far cadere nella trappola la vittima. In un caso l'uomo ha usato anche un profilo maschile. Si è finto un adolescente bello ed ha instaurato una relazione virtuale con una giovane. Anche in quel caso solo con un obiettivo: convincere la giovane a farsi fare la cura dal fantomatico dottor Berti, che il ragazzino giurava essere un amico di famiglia.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, che hanno appunto denominato l'indagine "Octopus" (polipo), il cinquantenne agiva da almeno sei mesi e nella sua rete di contatti sono finite almeno un centinaio di ragazze. Due i casi di abusi accertati e molti i sospetti degli investigatori che ritengono che altre ragazzine possano essere state vittime dell'uomo. 

Le indagini

A raccontare agli inquirenti la verità è stata una delle giovani che era stata prima contattata sui social e poi attirata nell'appartamento dove l'uomo dava appuntamento per i suoi "trattamenti". Tra le mura dell'abitazione, situata in Brianza, ci sarebbero finite almeno tre ragazze, due delle quali avrebbero subito abusi sessuali. Nell'appartamento, dove gli agenti della Scientifica hanno effettuato sopralluoghi e rilievi per cercare tracce del passaggio di altre ragazze, nulla lasciava intendere che si trattasse di uno studio medico: nessuna traccia di attrezzatura professionale e di strumentazione medicale.

VIDEO | I rilievi della Scientifica nell'appartamento

Per convincere le vittime a rivolgersi a lui per eventuali trattamenti, l'uomo aveva creato anche un profilo falso dove si presentava come un fantomatico professionista di fama internazionale in cui esibiva anche un minuzioso curriculum. Parlava con un linguaggio forbito e ostentava termini medici per allontanare ogni dubbio dalla testa delle ragazzine a cui assicurava che per sottoporsi alla visita non serviva alcun consenso dei genitori. 

A indurre una delle giovani a parlare è stata la paura quando il cinquantenne, dopo aver abusato della ragazza, aveva provato a convincerla a contattare una bambina di soli dieci anni per indurla ad affidarsi alle sue "cure". La seconda vittima invece, dopo una iniziale reticenza legata alla paura, di fronte alla psicologa ha ammesso le violenze. 

In un caso l'uomo, per intimidire una ragazzina e convincerla a non sottrarsi alle sue "attenzioni" ha richiesto il pagamento di 365 euro, sostenendo di aver già effettuato una consulenza e una scheda su di lei e pretendendone il pagamento. Una cifra alta da rimediare senza parlare con i genitori, una minaccia velata che il finto professionista usava per convincere le giovani a tacere e a non tirarsi indietro. 

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A mettere fine a questa terribile farsa diventata un incubo per le ragazze sono stati i poliziotti che il 20 febbraio hanno arrestato l'uomo che è stato trovato anche in possesso di materiale pedopornografico.

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