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Esselunga, Caprotti pronto a vendere? Incerto il futuro della catena di supermercati

Il ministro del Lavoro Guliano Poletti: "Spero rimanga italiana"

Futuro incerto per la catena di supermercati Esselunga. Il patron del gruppo, Bernardo Caprotti, sarebbe infatti pronto a vendere e le prime stime parlano di un giro d'affari da 4 o 6 miliardi di dollari. A mettere gli occhi sulla catena di supermercati milanesi al momento sarebbero stati solo pochi gruppi italiani ma l'affare sembrerebbe interessare invece il colosso Walmart (Usa) o la francese Carrefour.

In queste ore è ancora incerto il futuro della grande catena milanese di supemercati Esselunga: molti quotidiani, tra cui Repubblica e diverse altre testate economiche, avevano già dato per ufficiale il mandato alla banca d'affari Usa Citigroup per trovare un valido acquirente al colosso di patron Bernardo Caprotti o almeno per assicurare un saldo piano industriale alla società alla vigilia dei suoi 91 anni. La decisione di vendere sembra sia scaturita dalla necessità di dare un futuro solido agli store, vista l'impraticabilità del passaggio di consegne in famiglia; con i figli, Violetta e Giuseppe, c'è una lunga e complessa catena di battaglie legali dagli anni Duemila per il possesso delle azioni della holding che controlla i supermercati.

E se Esselunga "finisse in mano a investitori esteri" non ci sarebbe "nulla di male". E' il commento del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che, comunque, sarebbe decisamente più contento se dovesse emergere una soluzione tutta italiana. "Da italiano, naturalmente - ha dichiarato Poletti in un incontro organizzato a Milano dalla Camera di commercio italo-tedesca lunedì - mi piacerebbe che Esselunga rimanesse di proprietà italiana, ma penso anche che l'importante sia avere un imprenditore che abbia intenzione di fare bene l'imprenditore, come ha fatto Caprotti fino ad ora con questo bellissimo Gruppo".

"E' un Gruppo italiano importante. Se rimane in mano a imprenditori italiani - ha detto ancora il Ministro - benvenga. Se così non dovesse essere, ritengo che l'Italia abbia comunque interesse a portare sul suo territorio investitori internazionali, se vogliamo crescere in un mercato aperto e competitivo. Non vedrei nulla di male, però questo deve avvenire nel mercato. Il primo obiettivo è salvaguardare, comunque, questa impresa". L'ultima parola, come sempre, spetta ancora al patron Caprotti.

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