CGIL Monza, Landini: "Crisi utilizzata contro i lavoratori" (comunicato)

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

La crisi è vera e profonda. Ma altrettanto vero è che è stata utilizzata anche in Italia per colpire il sistema dei diritti dei lavoratori, per cambiare le relazioni sociali, per ridurre il welfare”.

Così ha esordito davanti a centotrenta dirigenti e delegati della FIOM di Monza e Brianza Maurizio Landini, Segretario Generale Nazionale della FIOM CGIL.

La riunione del direttivo allargata ai delegati era stata aperta dal Segretario Generale della FIOM MB Claudio Cerri, che nella sua relazione aveva rappresentato il quadro delle difficoltà occupazionali del territorio brianzolo: “La Bames, la Sem, la Candy, l’Alcatel sono le aziende in difficoltà occupazionale più note; ma ci sono la Linkra di Agrate, la Compel di Cornate, la Carrier di Villasanta, la Beretta di Desio, l’Aquador di Vimercate a testimoniare tra esuberi e ammortizzatori, tra cassa e mobilità, le difficoltà occupazionali e di reddito dei lavoratori brianzoli”. Cerri ha invocato politiche industriali degne di questo nome, investimenti, scelte di rilancio del sistema produttivo in difesa delle eccellenze produttive e professionali del territorio.

Anche Maurizio Laini, Segretario Generale della CGIL MB è intervenuto nel corso della mattinata, che ha registrato anche una decina di interventi di delegati metalmeccanici delle maggiori aziende Brianzole. “Siamo in una situazione di straordinaria sofferenza, soprattutto occupazionale e di reddito. In una situazione di confusione e di incertezza: ma è urgente per la CGIL allestire una riflessione seria su come affrontare il futuro, come rimontare, certamente in termini economici ma soprattutto in termini sociali. Occorre – ha detto Laini - decidere quali azioni pubbliche mettere in campo per favorire lo sviluppo difendere il manifatturiero e dare prospettive all’occupazione; occorre ripensare al le caratteristiche e alle compatibilità del modello che riteniamo utile al paese: Taranto e il Sulcis ci richiamano al rapporto tra lavoro e futuro; occorre – a scenario nuovo – far corrisponde un modello nuovo di Sindacato. Dobbiamo, ai lavoratori, una risposta in termini di rappresentanza, di capacità di contrattazione, di potere e di valore del lavoro nel sistema sociale del nostro paese”.

Maurizio Landini, cui sono toccate le conclusioni, ha affrontato in modo articolato due temi su tutti: “la questione della Fiat” e il contratto dei lavoratori metalmeccanici.

La vicenda della Fiat” ha detto Landiniè più volte stata decisiva nella storia del paese. Anche oggi lo è provando ad imporre un modello di relazione con i lavoratori che non ha l’obiettivo di vincere una battaglia con il sindacato, ma di distruggerlo. E lo fa con la pretesa di ottenere anche leggi a sostegno di questo disegno che, in particolare, tende a cancellare la FIOM CGIL dagli spazi Fiat. Marchionne e la Fiat hanno subito ben tredici condanne per comportamento antisindacale, ma continuano a rivendicare la possibilità di derogare in materia di lavoro alle leggi dello Stato”.

Landini ha commentato l’intervista concessa oggi da Marchionne a La Repubblica:”Non c’è nulla che non si sapesse già. E’ un’intervista assolutamente difensiva che certifica la decisione di Fiat di non investire in Italia. E francamente non sono felice di aver avuto ragione. Il fatto che oggi in molti rivalutino la posizione della CGIL sulle promesse vane dell’amministratore delegato della Fiat non risolve le mie preoccupazioni sul futuro dell’azienda, dell’azienda in Italia, dei lavoratori. Né dimentico che dopo dieci giorni dalla mia elezione, in occasione dell’accordo di Pomigliano, fu pesantissima la pressione a firmare: da parte delle forze politiche, delle amministrazioni, degli altri sindacati. Più che un piano industriale, oggi si dimostra che l’offerta vana di Fiat nascondeva solo il tentativo di azzerare il Sindacato, trasformarne forzosamente  il suo ruolo di rappresentanza e contrattazione, ponendo le basi per la ridefinizione delle relazioni sindacali nel paese secondo un modello che rischia di essere esteso dalla Fiat al settore metalmeccanico, dal settore a tutto il manifatturiero, dall’industria a tutto il mondo del lavoro.

E gli errori di Fiat si dimostrano così: quest’anno la Fiat produrrà 500.000 automobili. Se si pensa che il solo stabilimento di Menfi è in grado in un anno di produrne 450.000 si possono capire le preoccupazioni. Del resto – ha scandito Landini –se la tua azienda, anche se non si chiama Fiat, non investe a lungo andare chiude”.

Sulle vicende contrattuali del settore il Segretario Generale della FIOM ha duramente ripreso i comportamenti di Fim e Uilm: “Siamo stati sbattuti fuori dalla trattativa per il rinnovo contrattuale non solo per la pervicacia di FEDERMECCANICA, ma per esplicita richiesta di Fim e Uilm. Un errore clamoroso e storico. La FIOM invece ritiene che si possa lavorare per un accordo di un anno – in alternativa al contratto che potrebbe essere siglato più avanti, in condizioni migliori – che affronti l’emergenza, che ottenga la defiscalizzazione degli aumenti salariali e la riduzione d’orario di lavoro in ragione di accordi sul maggiore utilizzo degli impianti”.

Infine, sulle questioni politiche di attualità, Landini ha concluso:”promuoveremo la raccolta di firme sui referendum che ripristinano l’articolo 18 dello statuto e aboliscono il famigerato articolo 8 di Sacconi. Siamo convinti che in Italia non esista una rappresentanza politica del mondo del lavoro, che i temi politici siano alla fine troppo lontani dall’interesse e dai bisogni della gente che lavora. Dire che la FIOM vuol farsi partito è una sciocchezza: la FIOM pensa che ci sia bisogno di un Sindacato che fa il suo mestiere fino in fondo e di una politica che si preoccupi di fornire rappresentanza al mondo del lavoro diventando, per il Sindacato, interlocutore credibile. Abbiamo bisogno di buona politica perché dobbiamo superare i danni terrificanti del Governo Berlusconi e quelli , per certi versi ancora più profondi, del Governo Monti”.

 

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