Crimea, gli artigiani implorano l'Ue: "No sanzioni a Mosca"

Per l'Unione artigiani il rischio è quello di mettere a repentaglio gli scambi commerciali con la Russia

Bandiera russa a Sebastopoli, scuola militare navale (Instagram, @Ovaska)

L'escalation della crisi internazionale in Crimea (invasione dei militari russi, un discusso referendum sulla riunificazione della penisola ucraina con la Russia e, infine, l'avvenuta annessione) ha provocato, per ora, una "guerra di sanzioni": da una parte quelle inflitte da Ue e Usa alla Russia e dall'altra la risposta di Mosca. Per il momento si tratta di negare visti d'ingresso ad alti funzionari e congelare beni detenuti dagli stessi all'estero.

Nulla quindi che vada ad intaccare i rapporti commerciali e industriali tra aziende private. Tuttavia lunedì 24 marzo un G7 è convocato apposta per deliberare eventuali nuove sanzioni contro la Russia, responsabile secondo l'Unione europea e gli Stati Uniti di avere di fatto invaso militarmente la Crimea prima del referendum (sarebbero permessi 12.500 soldati russi, ma il giorno del voto ce n'erano almeno 22.000) e di avere attuato una strategia di "hard power" contro l'Ucraina.

Contro nuove sanzioni si schiera l'Unione artigiani. "Il rischio è che venga messo a repentaglio un mercato importante per l'export di Monza e Brianza come quello russo, soprattutto per il legno-arredo", argomenta Marco Accornero, segretario generale dell'UA Mi-Mb: "Di questo il nostro governo e l'Ue non possono non tenere conto".

Lo scambio commerciale Russia-Italia nel 2013 è aumentato di ben il 25% rispetto al 2012. Gli investimenti russi in Italia sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni, toccando quota 366 milioni di euro. La conclusione di Accornero è che "i russi potranno far a meno della qualità artigianale made in Italy, ma noi potremo fare altrettanto con il loro gas?". In realtà, sulla questione energetica, Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha già garantito che, nel caso in cui la crisi si aggravi, gli Usa (che di gas ne hanno in quantità enorme, ma per ora non lo esportano) apriranno i loro rubinetti all'Europa.

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