Ceme, adesso è davvero finita: la fabbrica di Carugate chiude, 83 verso il licenziamento

Nessun accordo tra sindacati e azienda: ottantatré dipendenti verso il licenziamento

Da un lato l’azienda, che parla di “strumentalizzazione politica grottesca e anacronistica”. Dall’altro i sindacati, che pongono l’accento su un atteggiamento “da vecchi padroni ideologici”. In mezzo, senza quasi più nessuna via d’uscita, ottantatré lavoratori, che da un momento all’altro potrebbero ricevere la fatidica lettera. 

Sembrano essere finite le speranze per i dipendenti della Ceme, l’azienda di Carugate specializzata nella produzione di elettrovalvole sempre più prossima a chiudere i battenti

Lunedì è andato in scena l’ultimo incontro tra sindacati e dirigenti aziendali e la fumata è stata nera, nerissima. Nessun accordo, nessun ricollocamento: entro centoventi giorni - il termine stabilito per legge - ottantatré lavoratori, gli altri quattordici hanno accettato il "trasferimento", dovrebbero ricevere le lettere di licenziamento. 

Ceme, 83 licenziamenti: la posizione dell’azienda

Immancabilmente, come sempre, è iniziato il rimpallo di responsabilità tra proprietà e organizzazioni sindacali. 

I primi a far sentire la propria voce sono stati gli esponenti di Ceme: “I sindacati - hanno attaccato dall’azienda - hanno avuto la possibilità di scegliere tra fare politica o i reali interessi dei nostri lavoratori. Avrebbero potuto firmare un accordo per dare a oltre metà dei lavoratori una nuova prospettiva occupazionale, e agli altri un incentivo economico doppio - circa trentamila euro - rispetto a quello definito nell’ultimo accordo firmato dagli stessi sindacati un anno fa”.
 
“Hanno scelto – come in ogni precedente occasione di incontro nell’ambito della procedura - di preoccuparsi esclusivamente di una strumentalizzazione politica grottesca e anacronistica, triste epilogo di una trattativa durata due mesi e mezzo durante la quale non vi è mai stata una coerente e sensata controproposta sindacale in grado di affrontare la discussione in termini concreti riguardo al piano di riassetto industriale prospettato dall'azienda”.

“Ci saremmo aspettati - ha proseguito Ceme - la ricerca congiunta di soluzioni che fossero in grado di offrire ai dipendenti coinvolti un ventaglio di proposte che mediassero le due posizioni”, ma “abbiamo solo assistito alla scelta sistematica di ignorare l'esigenza di ricercare la continuità di lungo periodo dell’intera azienda, cosa che dovrebbe stare a cuore sia all’impresa che ai lavoratori. Siamo rammaricati - hanno concluso - perché di fronte a proposte concrete, l’atteggiamento tenuto è sempre stato di puro ostruzionismo”.

Già in passato, infatti, Ceme aveva accusato i sindacati di aver presentato “un pacchetto di misure irricevibile e non attuabile”

Chiude la Ceme: lavoratori licenziati 

A stretto giro di posta è arrivata la reazione del mondo sindacale, affidata al segretario generale della Fim Cisl, Christian Gambarelli. 

“Scontato e retorico, oltre che grottesco e da vecchi ‘padroni ideologici’ è stato l’atteggiamento della dirigenza di Ceme durante tutta la fase della lunga trattativa, nella quale ha cercato di scaricare sui dipendenti e sul sindacato le proprie responsabilità e inefficienze manageriali - ha accusato -. Come Fim abbiamo sempre mostrato massima apertura ad approfondire tutte le eventuali soluzioni che, però, scongiurassero in ogni modo il licenziamento, senza alternativa, per ogni lavoratrice e lavoratore dello stabilimento di Carugate”.

“L’azienda - il j’accuse del sindacalista - ha mostrato il ‘bullismo’ arrogante di chi gonfia solo i muscoli e fa la voce grossa, accennando a soluzioni che però fino all’ultimo si sono rivelate aleatorie e prive di fattibilità, chiedendo alle organizzazioni sindacali solo l’avvallo ai licenziamenti e carta bianca per poter fare figli e figliastri tra i lavoratori e garantire soluzioni occupazionali solo ai pochi loro prescelti”.

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Il tempo, però, è finito. La Ceme chiuderà e i licenziamenti arriveranno
 

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