Lunedì, 27 Settembre 2021
Economia Lissone

Mamma licenziata dopo maternità nell'azienda brianzola perchè "assenteista": la denuncia

Succede alla Oeb Brugola di Lissone e il licenziamento ora è stato impugnato dalla donna sostenuta dalla Cisl Monza Lecco. L'azienda ha replicato alle accuse: "Attacchi gratuiti e infondati"

La lettera di licenziamento arrivata in piena pandemia, dopo la maternità. E ora la battaglia per difendere il lavoro e il diritto di essere anche mamma. Succede in Brianza, a Lissone.

A rendere noto il licenziamento di una lavoratrice presso la Oeb Brugola, storica azienda del territorio leader nella produzione e sviluppo di viti, è stata la Cisl di Lecco e Monza e Brianza attraverso la segretaria del sindacato Eliana Dell'Acqua. "In un Paese a crescita zero, un imprenditore che rilascia interviste dove dichiara di voler fare qualcosa per il territorio e voler aiutare chi vive in stato di povertà, licenzia una madre lavoratrice unica affidataria di un minore, additandola come assenteista" ha dichiarato Dell’Acqua. Differente la posizione dell'azienda che ha replicato parlando di "accuse gravissime".

Il licenziamento

"Questo è accaduto a Cristina C., madre lavoratrice unica affidataria di un minore, ex dipendente di Oeb Brugola. Il 2 agosto 2021, Brugola ha inviato a lei e ad altri tre lavoratori (il numero massimo di lavoratori che possono essere licenziati senza doversi confrontare con il sindacato) la lettera di licenziamento per preteso giustificato motivo oggettivo. Cristina, al termine del congedo di maternità, non è più stata fatta rientrare in azienda: da fine maggio 2020 è stata sospesa in cassa integrazione covid e senza alcuna motivazione tecnica, organizzativa e/o produttiva, non ha mai ruotato con i colleghi del reparto" si legge nella nota della Cisl.

Da quasi un anno l'indennità di cassa integrazione a fine mese si traduce in circa 400 euro in meno in busta, con un bambino da mantenere. "Nell’ultimo colloquio con la proprietà viene accusata di essere «un’assenteista» e di aver l’11% di assenze: in questa percentuale viene considerata anche la maternità di Cristina" spiega la segretaria della Cisl Lecco Monza Brianza. 

"Fino alla maternità, Cristina era considerata dall’azienda un’ottima lavoratrice, tanto da farle la proposta di diventare responsabile del reparto. È stata licenziata dopo 14 mesi di cassa integrazione a zero ore, con la motivazione della chiusura del reparto presso il quale era addetta. A oggi il reparto è ancora in parte aperto. Peraltro, è stato operativo per tutti i 14 mesi in cui Cristina è stata sospesa in cassa ed avrebbe potuto ruotare con altri colleghi del reparto e avere una minore riduzione del suo reddito. Anche perché altri lavoratori del suo reparto sono stati ricollocati in altre aree dell’azienda. Solo per Cristina non ci sono posizioni lavorative alternative nonostante Cristina – a differenza della maggioranza dei colleghi del suo reparto – non abbia limitazioni alle sue capacità lavorative" aggiungono dal sindacato.

La Fim Cisl Monza Brianza Lecco insieme all’Ufficio tecnico legale, sta assistendo Cristina nell’impugnazione del suo licenziamento, che viene spacciato per licenziamento economico. "Come sindacalista, ma prima di tutto come donna e cittadina, non posso che dare tutto il sostegno possibile a Cristina. È inaccettabile che la maternità venga considerata assenteismo, che nel 2021 in un paese a crescita zero una donna che decide di essere madre venga punita" ha concluso Dell'Acqua.

L'azienda: "Accuse gravissime: Oeb ha assunto tantissime donne"

Differente invece la posizione dell'azienda in merito all'episodio. E la direzione di Oeb Brugola è intervenuta con un comunicato ufficiale per chiarire la propria posizione. “In risposta agli attacchi del tutto gratuiti rivolti alla Direzione OEB, pur non volendo dare seguito a chi cerca solo pubblicità per fini personali, è doveroso replicare alle gravissime affermazioni".

"OEB ha assunto in questi anni tantissime donne, affidando loro incarichi di prestigio all’interno della strutta aziendale, sia in Italia che in Usa. Nel caso specifico la lavoratrice, di cui non riteniamo assolutamente corretto fare il nome, inizialmente assunta con contratto part-time in sostituzione maternità, è stata confermata a tempo indeterminato al termine del contratto iniziale e trasformata in full time; pertanto tutte le accuse mosse nel comunicato sono assolutamente infondate".

"Lo scenario degli ultimi 2 anni ha completamente stravolto il mercato mondiale e pertanto OEB, come molte altre realtà, si  è dovuta adeguare rivedendo la propria struttura. Proprio per cercare di limitare le conseguenze di tali riorganizzazioni la Direzione ha fino all’ultimo cercato di trovare accordi con la lavoratrice, ricevendo sempre risposte negative, fino al momento in cui è stato comunicato il licenziamento. La questione verrà approfondita nelle sedi opportune, non certo tramite comunicati visto e considerato che la lavoratrice, tramite l’ufficio vertenze del sindacato, lo ha prontamente impugnato”.

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