Monza, la Brianza del lavoro non c'è più

Licenziamenti aumentati del 29%. La situazione fotografata da un rapporto del sindacato Cisl è critica. Da inizio anno sono 723 le aziende che hanno chiesto la cassa integrazione

Lavoratori della Bames in manifestazione ( foto di archivio)

MONZA – C’era una volta la locomotiva-Brianza, dove il lavoro era come il pane: non mancava per chi lo cercava. Ora invece la «grande crisi» ha tolto questa fondamentale certezza. Il lavoro è poco si trova con fatica. I dati  presentati nel resoconto della Cisl Brianza non sono confortanti.

NUMERI - I contratti sono per lo più a tempo determinato. E i licenziamenti sono aumentati del 29 per cento. Aumentate del 36 per cento anche le dichiarazioni di disponibilità al lavoro. La cassa integrazione ordinaria è cresciuta del 14 per cento, quella straordinaria del 23. E nei soli primi sei mesi dell’anno la cassa integrazione in deroga ha già accumulato un numero di richieste che superano del 69 per cento quelle chieste nell’intero 2011.


LA BRIANZA NON C'E' PIU' - Uno choc per il «paradiso del lavoro»  e della piena occupazione. Il documento è subito apparso un bollettino di guerra. I sindacati sono preoccupati: «Non stiamo certo uscendo dal tunnel – ha commentato Rita Pavan della Cisl -.  Al contrario aumenta il numero delle imprese che soccombono sotto il peso della crisi, in particolare nei settori metalmeccanico, chimico e tessile».

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LICENZIAMENTI - Nei primi sei mesi dell’anno i lavoratori licenziati sono stati 2.935: in tutto il 2011 erano stati 4.759. Aumentati anche i lavoratori in mobilità senza indennità: hanno raggiunto il 69 per cento del totale, erano 40 per cento a fine 2011. Nei primi sei mesi del 2012 sono già state ben 723 richieste di cassa integrazione: il 67 per cento di quelle concesse in tutto il 2011. Si registra un aumento della ordinaria (più 14,2 per cento) e una diminuzione della straordinaria (meno 23,6%). Molte delle aziende che avevano attivato la cassa straordinaria inoltre sono arrivate alla fine dell’iter, che in molti casi si è inesorabilmente concluso con la chiusura dei cancelli.

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