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Domenica, 23 Gennaio 2022
Economia

CamCom MB: 5.000 nuove attività in Italia a settembre, trend in crescita

Sono dati che lasciano qualche speranza quelli diffusi dalla Camera di Commercio. Le nuove attività saranno però soprattutto concentrate nei settori ad elevata "mortalità"

MONZA - In Italia nel mese di settembre le imprese che apriranno saranno di più rispetto a quelle che chiuderanno. Lo afferma una stima dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di imprese sarà, anche se di poco, positivo: saranno circa 5.200 le nuove attività. «Saranno soprattutto "imprese proletarie", figlie della crisi, attive nel terziario, dove è più facile aprire un'attività ma al contempo settore caratterizzato da più rapide cessazioni" afferma l'ente. Un dato, se non altro, non  negativo: la settimana scorsa l'ISTAT ha diffuso i dati sulla produzione industriale, in calo dell'1,4% rispetto a maggio 2012 e dell'8,2% rispetto a giugno 2011, mente il PIL cala del 2,5% rispetto al secondo trimestre del 2011.

I NUMERI - Saranno circa 2000 imprese saranno legate ai lavori di costruzione ed altrettante nel commercio al dettaglio e all’ingrosso, quasi 700 nei servizi alla persona e oltre 1200 nei servizi professionali e tecnici. Saldo negativo più accentuato si registra, invece, per le imprese agricole ( a settembre quasi 320 in meno) e per quelle dei trasporti (-150).La stima tiene conto dell’andamento del saldo tra imprese iscritte e cessate negli scorsi trimestri, della correlazione tra registrazioni e PIL e di un coefficiente “crisi” dedotto da indagini quali-quantitative condotte dalla Camera di commercio di Monza e Brianza nel 2012.

LOMBARDIA - Anche in Lombardia il saldo tra imprese iscritte e cessate nel mese di settembre è stimato positivo dall’Ufficio Studi  (+ 900 imprese circa, solo per Monza e Brianza +90). Del resto, più di 1 impresa lombarda su 3 è fiduciosa di recuperare e di riuscire a svilupparsi, se la crisi non dovesse durare ancora a lungo. Solo il 3% pensa che sarà comunque costretto a chiudere a causa della crisi e 1 imprenditore su 5 pensa a una chiusura solo se la crisi proseguirà.

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