Camera di commercio, la relazione del segretario CGIL MB Maurizio Laini

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

Documento del novembre 2011 e specificità territoriali del sistema economico e produttivo

L’impegno di oggi, di questo seminario, per CGIL CISL UIL è aggiornare con un supplemento di analisi i contenuti del documento del novembre 2011, verificando quali elementi risultino oggi diversi, e soprattutto individuare le azioni positive che il Sindacato (ma anche gli altri attori territoriali) debba mettere in campo per ottenere qualche risultato sul fronte dell’occupazione.

Continuiamo a ritenere che le premesse del 2011 siano sostanzialmente valide, nonostante le prospettive ormai ritenute dai più infauste per le sorti dell’Istituzione Provincia.

Rimaniamo cioè convinti che al di là dei confini istituzionali della provincia, al di là della possibilità di rispecchiamento tra sistema economico-sociale e dimensione istituzionale, non siano venute meno le ragioni che ci inducono a ritenere che esiste un sistema economico di Monza e Brianza.

Questo territorio non può limitarsi a rappresentarsi come periferia del grande aggregato metropolitano e a considerare unica propria prospettiva di sviluppo la gestione dei drop out dell’economia milanese. 

Per sostenere il “nostro” higt tech, per dare respiro al mobile/design, per mantenere qui gli investimenti e l’occupazione delle multinazionali, per conservare occupazione professionalizzata, colta, eccellente quanto le produzioni che stanno nel vimercatese piuttosto che nella parte a ovest della provincia, c’è bisogno di azioni positive, di politiche anche generate qui, di riflessioni sul futuro centrate su questa dimensione. 

Che i soggetti – le parti sociali – chiamate a misurarsi con le crisi aziendali si precludano la discussione sulla qualità delle risposte alle crisi, la qualità della gestione delle crisi sembrerebbe una inutile limitazione.

Rilanciare il ruolo e la consapevolezza di se del sistema economico e sociale di Monza e Brianza, provincia o no, è un obiettivo che CGIL CISL UIL MB intendono percorre comunque.

Il luogo della concertazione del sistema a MB

Se la Provincia dovesse chiudere i battenti, per CGIL CISL UIL occorrerebbe comunque individuare un soggetto in grado di convocare quel contenitore dell’elaborazione e della condivisione territoriale che riteniamo necessario. 

Se il modello (mai del tutto sostituito anche dall’avvento della provincia di MB) territoriale è quello del protagonismo delle municipalità, allora è possibile immaginare che il coordinamento dei sindaci, l’assemblea dei sindaci del territorio, l’organismo che i Sindaci vorranno darsi – perché è necessario, indispensabile – per non tornare periferia marginale dovrebbe assumersi anche questa incombenza: tenere viva la discussione sui fatti economici, coordinare gli interventi e i progetti territoriali, esprimere una pressione politica sulle istituzioni superiori, favorire la conservazione di un profilo territoriale utile.

La crisi occupazionale a MB e il suo sistema produttivo

Diecimila  lavoratori del settore meccanico si trovano con il posto di lavoro a rischio: COMPEL (TLC e FOTOVOLTAICO, 200, chiusura azienda)

LINKRA  TLC (200 su 450 a rischio); 

ALCATEL (245 esuberi annunciati su meno di 5.000 esuberi nel sistema mondo); 

MICRON (800 ricercatori a risc:hio); 

BAMES. SEM, MVS (Bartolini, 700 lavoratori in totale)

CANDY (120).

Ma i livelli di sofferenza sono ben oltre il livello di guardia: sono in difficoltà le produzioni tradizionali, mature; la tentazione della delocalizzazione per abbassare i costi investe interi comparti produttivi; i giacimenti di tecnologia e intelligenza, fiore all'occhiello  della Brianza del futuro - buona occupazione, qualificata  e redditiva, alte professionalità e prodotti d'avvenire-  sono in palese difficoltà: le scelte geo politiche delle multinazionali, piuttosto che la cattiva gestione imprenditoriale di qualche imprenditore locale, rischiano di svuotare l'hight  tech,  parco-progetto-direzione del nuovo manifatturiero.

Nel settore tessile/chimico le cose vanno, se possibile, peggio: delle aziende sindacalizzate sul territorio di Monza e Brianza, l’ 80% ha aperto procedure che prevedono l'utilizzo di ammortizzatori sociali. 

ROTAFARM di Monza (40 esuberi), 

INTERCOS di Agrate (200 a rischio), 

INTERCOS di Limbiate (150 cassa straordinaria), 

ALCEA (78), 

MILESI VE.RNICI (46}, 

ENKEL di Mezzago (160), 

ECOLAB (70 su 205). 

Di queste aziende qualcuna si trova già in concordato preventivo. Come si vede dalla scorsa ai  brend  delle aziende coinvolte in stati di crisi, se fino a pochi anni fa il chimico produceva utili importanti, garantiva occupazione e reddito appetibile, oggi la situazione di crisi sembra generalizzata: scelte di riorganizzazione dei gruppi industriali, scelte di accorpamento  e fusione, di razionalizzazione degli assetti industriali anche attraverso delocalizzazioni parziali delle produzioni, si scaricano direttamente sui lavoratori conducendo fatalmente ad esuberi quando non a irrimediabili chiusure. 

L'eccellenza brianzola del mobile ha via via salutato in questi ultimissimi anni via via la chiusura 

della T70,

 il declino della ZANOTIA (80 mobilità aperta), 

il progressivo ridimensionamento della CASSINA (di 15 l'ultimo stock di esuberi, 40 nel gruppo),

le difficoltà pesanti della 3P (richiesta di mobilità e taglio delle XIV),   

mobilità e cassa speciale alla TEKNO (18 su 40)

poi la MATIEO GROSSI, la FEG SALVARANI...... 

Nel panorama si distinguono MOLTENI e FLEXFORM, aziende che scavallano la crisi piuttosto brillantemente e ancora oggi chiedono ai loro lavoratori straordinario per lo smaltimento di ordini arretrati. 

Del resto nonostante le dichiarazioni "da parata" dopo la fiera del mobile  2013, tra le aziende del territorio resta una grande frustrazione: il mercato non riparte neanche quest'anno. 

La domanda interna è ai minimi sia per l'arredo che per  l'imbottito e gli infissi. 

Che ci portano  all'edilizia

in due anni i lavoratori edili iscritti alla cassa edile di MIBR LO

LG sono scesi di un quarto (da 40.000 a 30.000); 

più che del 25% è sceso il reddito complessivo dei lavoratori in seguito al calo drastico delle ore lavorate

a Monza e Brianza sono praticamente sparite le imprese edili storiche e sono a rischio di chiusura 

(con ripetuti annunci di fine attività) parecchie aziende che tradizionalmente si occupano di appalti, strade e manutenzioni 

(FARINA GUIDO, SICET DESIO, LOMBARDA COSTRUZIONI, FERRANDO COSTANTE, ROVELLI, CENTRO EDILE.....). 

Patto di stabilità e indisponibilità di risorse per investimenti locali o anche solo interventi; paralisi/blocco del sistema pubblico e assoluta depressione  del mercato privato e della domanda  interna portano l'edilizia e il suo indotto ad una situazione senza precedenti: senza una ripartenza che consenta investimenti pubblici significativi (per esempio: recupero delle aree urbane­ expo 2015- ristrutturazione del S. Gerardo) non si vede come il dramma  occupazionale del settore possa essere almeno in parte controllato.

Consigli comunali aperti

……. Ma già da ora pensano sia necessario coinvolgere il territorio in un dibattito largo sulla crisi: la consapevolezza e la giusta preoccupazione vanno confrontate e condivise, soprattutto con coloro che devono, per gli incarichi istituzionali che ricoprono, assumere la propria parte di responsabilità.

Inviteremo da settembre le Amministrazioni comunali del territorio ad organizzare riunioni aperte dei consigli comunali per parlare di occupazione e di prospettive territoriali di sviluppo. 

Ci piacerebbe mobilitare il territorio – e la politica territoriale – a prendere coscienza della gravità della situazione e a verificare i margini disponibili per scelte ed interventi. 

Le relazioni industriali

Le cosiddette “relazioni industriali” sul territorio – infine – aspettano di essere rinforzate positivamente: con Assolombarda abbiamo da tempo in atto un confronto importante e positivo su due temi, quello della formazione e delle politiche attive e quello, più largo, delle politiche territoriali. Giungeremo presto – ci auguriamo – alla formalizzazione di un lavoro di mappatura delle opportunità che il territorio può offrire alla mobilità, all’orientamento e alla formazione, alla riqualificazione professionale per chi cerca lavoro. 

Uno sforzo importante che si concluderà con una condivisione pubblica di questa ricerca. Così come – ci auguriamo – sottoscriveremo un protocollo sulle linee di intervento necessario sui temi dell’occupazione e dello sviluppo. 

Con Confindustria MB prendiamo atto della novità rappresentata dal nuovo assetto dirigente: nel fare gli auguri al nuovo presidente esprimiamo l’auspicio che il confronto con AIMB decolli finalmente; presti attenzione al manifatturiero; assuma come valore la relazione sindacale: a Confindustria offriamo la disponibilità a discutere da subito il tema della gestione degli stati di crisi e a condividere un modello di intervento che finalmente riconosca tra gli strumenti utili anche i contratti di solidarietà.

Con le altre associazioni datoriali abbiamo il problema degli assetti della bilateralità: ci auguriamo che la discussione riesca a valorizzare la dimensione territoriale e produca avanzamenti anche sul tema del welfare contrattuale.

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