Vimercate, sciopero generale: gli operai occupano la Est

Centinaia di dipendenti hanno infatti occupato la tangenziale Est all'altezza dell'uscita Vimercate Sud per quasi un'ora, per protestare contro le politiche del Governo nazionale. Il corteo è partito da Alcatel

Un momento della manifestazione di oggi (foto Vittoria Rossi)

VIMERCATE - “Chiudiamo la tangenziale”. Con questo grido hanno iniziato la loro protesta i lavoratori di numerose aziende in difficoltà economica della Brianza a favore dei dipendenti Alcatel Lucent. E così in effetti è finita. Centinaia di dipendenti hanno infatti occupato la tangenziale Est all’altezza dell’uscita Vimercate Sud per quasi un'ora, per protestare contro ciò che il governo sta cambiando all’interno del mondo del lavoro e le conseguenze che tali decisioni porteranno alla loro vita. Una manifestazione che ha voluto riportare alla luce la situazione di Alcatel, l’azienda hitech che da ormai anni naviga in un profondo mare di crisi. La sede di via Trento rischia infatti una delocalizzazione, fatto che colpirebbe non solo la zona del vimercatese ma l'intero Paese in uno dei settori di sviluppo più importanti come quello delle telecomunicazioni.

Un tema che non ha potuto che attirare numerosi dipendenti, i quali si sono ritrovati a formare un lungo corteo di circa 300 persone, partito dalle Torri Bianche oggi alle 14. Dopo una prima tappa davanti ai cancelli della Alcatel Lucent, dove, tra bandiere e cori i lavoratori hanno aperto la loro protesta contro i tagli al personale, il numeroso gruppo di persone ha infatti preso la via della Est. Si sono ritrovati tutti uniti a gridare la loro indignazione, rabbia e voglia di giustizia, lanciando la dichiarazione di non voler subire passivamente tagli al personale, cassa integrazione per centinaia di lavoratori, prepensionamenti e licenziamenti immediati. A non andare giù ai dipendenti sarebbero infatti, proprio le tematiche relative all'articolo 18, all'occupazione in Brianza, agli investimenti per lo sviluppo, alle soluzioni non trovate per il precariato, alle pensioni e alla riforma fiscale.

Una manifestazione che si è tenuta in concomitanza con lo sciopero generale territoriale, organizzato dalle associazioni sindacali e che ha voluto dare uno scossone finendo direttamente in tangenziale. Rotta infatti la promessa di rimanere nelle strade laterali, i manifestanti hanno scavalcato i guard-rail e si sono precipitati in tangenziale con tanto di striscioni e bandiere. Il traffico tuttavia non ha subito gravi danni grazie all’intervento delle forze dell’ordine già presenti sul luogo, le quali hanno subito chiuso la strada. Sull’asfalto con fischietti, trombe e megafono c’erano solo loro. C’erano i lavoratori, padri e madri di famiglia, ma anche giovani, ragazzi al loro primo impiego e i meno giovani in età da pensionamento. Tante storie diverse, ma tutte accumunate dalla voglia dei loro protagonisti di far sentire la propria voce e di non arrendersi alle decisioni prese dall’alto.

Proprio come grida Laura Como, addetta mensa per la società Pellegrini. “Io e le mie colleghe siamo qui per solidarietà – dichiara la donna -. Non troviamo giusto che persone che hanno famiglia e che hanno dato il massimo impegno durante le loro ore lavorative vengano lasciate in mezzo alla strada. Io ho due figli e sono preoccupata, non ho nulla da garantire per il loro futuro. L’unica cosa che posso fare per loro e far sentire tutto il mio dissenso. Dobbiamo svegliarci e andare in piazza a Roma a gridare tutta la nostra rabbia”.

                             vimercate_alcatel_20_aprile_2012

Con loro anche i lavoratori della Beta Utensili della sede di Sovico. “Siamo assolutamente contro la riforma del mercato del lavoro – sostiene Ferruccio Buzzi rappresentante sindacale della Fiom -. Sono stati toccati gli ammortizzatori sociali in modo sfavorevole per i lavoratori. Mentre i contratti a termine e la situazione di precariato che si è formata in questi anni non viene cambiata. Ora stanno cercando di rivoluzionare anche l’articolo 18, ultimo baluardo di dignità per i lavoratori. Non ci stiamo. La situazione nella nostra azienda non è delle migliori. I vertici ci hanno proposto 7 settimane di cassa integrazione per tutto il personale. 258 persone. A febbraio e a marzo avevamo già saltato una settimana di lavoro. Abbiamo cercato di raggiungere un accordo ma la dirigenza non ha voluto venirci in contro. Per questo non abbiamo firmato nulla e non intendiamo farlo”.

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Non rimane ora che attendere i primi giorni di maggio, data in cui avverrà un incontro al Ministero dello Sviluppo economico, tra i vertici di Alcatel e i sindacati. L’Alcatel intanto non mostra segni di cedimento e mantiene le sue posizioni,  nonostante le richieste del governo di rivedere il piano di ridimensionamento di investimenti e dell'occupazione.
 

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