"Amori sbarrati in versi", la poesia oltre le sbarre delle detenute del carcere di Monza

Dal 21 marzo, per la Giornata Internazionale della Poesia, sarà esposto a Monza in via Dei Mille un cartellone che ritrae alcuni scatti accompagnati dai versi delle detenute della casa circondariale Sanquirico

Gli scatti realizzati per il progetto a cura di Francesca Ripamonti

Per un giorno qualcosa di loro è uscito oltre le sbarre del carcere e il groviglio di emozioni che ognuna di queste donne ha dentro si sè, si è trasformato in parole, ha trovato la forza di farsi espressione ed è diventato poesia, volando oltre lo spazio troppo angusto delle celle. 

Zero Confini Onlus e la Casa della Poesia di Monza in occasione della Giornata Internazionale della Poesia che cade il 21 marzo hanno voluto presentare alla cittadinanza il progetto che lo scorso anno ha coinvolto le detenute del carcere di Monza, attraverso l'esposizione di un pannello che dal prossimo lunedì, per due settimane, resterà in via Dei Mille e presenterà le fotografie scattate all'interno della Casa Circondariale l'anno scorso dalla fotografa Francesca Ripamonti con la collborazione dello staff di Monica Coppola. Il pannello oltre agli scatti presenterà alcuni versi scritti dalle donne ospiti del carcere che hanno affidato alla poesia i propri sentimenti, paure e sogni. L'obiettivo è dare voce a quelle donne recluse che nella casa circondariale fanno ogni giorno i conti con il loro passato, coltivano legami, intessono relazioni e la notte, spesso, si abbandonano al pianto, dando sfogo alla loro sofferenza intrecciata alla voglia e alla speranza di ricominciare oltre le sbarre.

Il progetto, che ha portato anche alla pubblicazione dell'antologia "Amori sbarrati", ha coinvolto in un laboratorio poetico numerose detenute che hanno scelto di abbandonarsi ai versi liberi che, ha spiegato la Presidente della Casa della Poesia di Monza e di Zero Confini Onlus, Antonetta Carrabs, "diventano emozioni che si comunicano attraverso le parole". "Si tratta soprattutto di donne vittime dei loro uomini" - continua la dottoressa Carrabs - "che le utilizzano come corrieri della droga, esercitando ancora una volta una forma subdola di violenza maschile". 

"Amori sbarrati in versi", questo il nome del progetto, ha coinvolto le donne che fino a poco tempo fa, prima del loro trasferimento a causa dello smantellamento della sezione femminile, si trovavano a Monza. Attraverso la guida di Antonietta Carrabs e delle altre referenti coinvolte nel progetto, non hanno soltanto scritto versi che, come lacrime trasformate in inchiostro su un foglio bianco, parlano della loro esperienza, dei loro sogni e del loro futuro, liberandosi di un peso. Le detenute hanno anche posato per alcuni scatti realizzati da Francesca Ripamonti, mettendo a nudo se stesse davanti all'obiettivo, vestite soltanto con la loro sensibilità, con la propria forza e la loro determinazione.

Negli scatti tra le parrucche, il trucco e le scenografie hanno mostrato il vero volto profondo del loro animo e dei loro sguardi e, oltre la scena, hanno interpretato prima di tutto se stesse. Alcune anche attraverso le proprie parole. 

"Le foto di Francesca Ripamonti ci raccontano di una bellezza nuova, diversa e non convenzionale. Una bellezza che emerge dal profondo dell’anima di queste donne recluse. Donne che interpretano altre donne e in parte anche se stesse. Sono immagini che hanno la capacità di andare oltre il silenzio, oltre la solitudine. Immagini di speranza, di dialogo fra due mondi: quello fuori e quello dentro. Scatti d’autore che narrano di un unico valore: quello dell’umanità" ha commentato la Presidente della Casa della Poesia di Monza, Antonetta Carrabs, che ha anche sottolineato il valore di inclusione che il progetto promuove, con l'intento "di dare voce a chi non ne ha e far capire che al di là delle sbarre e della pena che ognuna di loro è condannata a scontare, esistono persone con un'anima e dei sentimenti". 

"I versi di queste donne ci raccontano della loro sofferenza e della loro voglia di cambiamento" - ha concluso Antonetta Carrabs, spiegando come il recupero della dignità e della libertà di queste donne sia passato attarverso la poesia che permette di comunicare non solo con se stessi ma anche con la vita fuori. 

Il pannello sarà esposto dal 21 marzo in via Dei Mille e da parte della Casa della Poesia e dell'associazione Zero Confini Onlus arriva un invito rivolto a tutta la cittadinanza non solo a visionare l'allestimento stradale ma anche a scattare una fotografia davanti all'installazione e postarla così che le più belle saranno pubblicate. Le attività e i laboratori dell'associazione all'interno della casa circondariale proseguono con percorsi che coinvolgono i detenuti in attività poetiche o ancora in un laboratorio teatrale sotto la direzione della regista milanese Luisa Gaj.

Tutte le poesie delle detenute e le fotografie del progetto si possono vedere sul sito de La Casa della Poesia di Monza

"Libertà non è avere ali
e spiccare il volo
non è neanche poter correre
all’infinito senza voltarsi indietro
libertà non è lasciare che altri
decidano per te.
Libertà è solamente
un grande motivo
per non sbagliare
e restare per sempre
vicino a chi ami…" 
(Vanessa)

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