Iniziative in ricordo di Lea Garofalo in occasione del VI anniversario della sua uccisione

Il Coordinamento di Libera Monza e Brianza insieme con altre associazioni attive nel territorio di Muggiò 

PROPONGONO per

martedì 24 novembre 2015 ore  20:45  sala Isimbardi P.zza Matteotti 5 Muggiò

in occasione del sesto anniversario del'uccisione di Lea Garofalo, (Milano 24 novembre 2009) una la lettura musicale per ricordare chi ha saputo  dire NO!  rompere il cerchio dell'omertà e diventare il simbolo del coraggio di ribellarsi alle famiglie criminali.
Lo spettacolo "La paura comincia dai piedi" di Angela Villa ricorderà la testimone di giustizia sottoposta a protezione dal 2002, che decise di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco e fu uccisa a Milano e bruciata poco distante da nostro comune, nel quartiere di San Fruttuoso di Monza.

L'iniziativa è preceduta alle 18,30 da un presidio a San Fruttuoso di Monza in via Marelli dove è stata bruciata e occultata dai suoi assassini.

Vi allego anche il testo della scheda allegata in formato jpeg

Lea Garofalo che si ribellò alla legge della ’ndrangheta, alla sua famiglia, i Garofalo, e a quella del compagno, i Cosco. «È una legge atavica che pretende non solo la sudditanza assoluta alla famiglia mafiosa pena la morte, ma anche la totale sottomissione della donna agli uomini di casa. Il padre di Lea è stato ucciso, e lei deve ubbidire al fratello ma anche a quello che diventerà il suo compagno, il padre di sua figlia», quel Carlo Cosco. Loro, i maschi decidono, loro proibiscono, loro pretendono, loro urlano e maltrattano. E naturalmente ammazzano. Ammazzano a Petilia il fratello di Lea che come maschio di famiglia aveva il dovere di ucciderla per aver abbandonato il compagno in galera e non l’ha fatto; ammazzano a Milano dove i Cosco si stabiliscono per i loro traffici di droga e dove anche Lea va con Denise bambina.

Nella vita la figlia di Lea, Denise, avuta a 17 anni, ha oggi 24 anni, vive con un altro nome in un luogo sconosciuto, sotto protezione: Lea e Denise, madre e figlia legate da un amore assoluto, diventate ambedue simbolo del coraggio di ribellarsi alle famiglie criminali. Oggi la vita invisibile di Denise è ancora in pericolo, Lea privata del programma di protezione, fu orribilmente ammazzata, il 24 novembre 2009, fatta a pezzi, bruciata, i resti sepolti in un campo a San Fruttuoso vicino Monza, ritrovati per la confessione in carcere del giovane fidanzato di Denise: 2000 frammenti di ossa e una collanina. Aveva 35 anni e aveva vissuto dal 2002 cercando di sfuggire alla vendetta dei Cosco e dei Garofalo contro cui aveva testimoniato. Come poi farà Denise che, parte civile contro i Cosco, il padre, il fidanzato, li vedrà condannati nel processo d’appello del 2013, il primo all’ergastolo, il secondo a 25 anni.

Dice Don Ciotti: «Come Lea e Denise, ci sono molte altre donne che si rifiutano di ritenere quella mafiosa l’unica comunità possibile. Può essere la sensibilità femminile, l’insofferenza a codici tipicamente maschili, come può esserlo l’amore per i figli. Cosa voleva in fondo Lea? Voleva per sua figlia la possibilità di crescere in un mondo pulito, onesto e dignitoso, dove ognuno è libero e responsabile delle proprie scelte, ma non bisogna dimenticare che le mafie più pericolose sono quelle della corruzione, dell’abuso di potere, della complicità e delle collusioni. La forza delle mafie sta nei vuoti della politica e nella nostra inerzia di cittadini egoisti e indifferenti».

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