Massimo Dapporto in Un borghese piccolo piccolo al Teatro Manzoni

Massimo Dapporto sarà in scena in Un borghese piccolo piccolo, tratto dal romanzo di Vincenzo Cerami, dal 7 al 9 febbraio, al Teatro Manzoni.

La storia, trasposta anche sul grande schermo da Monicelli, arriva in teatro per la prima volta grazie al giovane regista e attore Fabrizio Coniglio che, rifacendosi direttamente all’originale del romanzo, firma con grande capacità un adattamento che tiene saldo l’evolversi aspro della vicenda, svelando ulteriormente aspetti reconditi eppure cruciali. Così, le pagine di Giovanni Vivaldi risplende in tutta la sua disarmante evidenza.

Sinossi

Il Borghese piccolo piccolo è un uomo di provincia che lavora al ministero, il cui più grande desiderio è quello di “sistemare” suo figlio Mario, proprio in quel ministero in cui Giovanni lavora da oltre trent’anni. Ma come ottenere una raccomandazione per il figlio? Ecco l’inizio della sua ricerca disperata di una “scorciatoia”, in questo caso rappresentata dalla Massoneria, per garantirgli un futuro.

Le aspirazioni, il desiderio di aggirare le regole che una società democratica e civile impone, sembrano quasi connaturate nell’animo di ogni cittadino italiano. La scorciatoia o la raccomandazione è avvertita dalla nostra società come qualcosa di necessario per sopravvivere… La raccomandazione, la massoneria, il capetto da blandire, pur di sognare un futuro migliore: nel ritratto di questo padre di famiglia c’è tanta storia d’Italia. E la sua straordinaria, feroce, attualità.

Ma, come è noto, la vicenda prende una piega tragica. Non c’è scampo, non c’è speranza: una pallottola vagante cambia il corso della storia. Nella sua versione teatrale, Un borghese piccolo piccolo ha il corpo, i toni, i gesti, di un attore di classe quale Massimo Dapporto che aderisce al piano registico e alla drammaturgia dando al suo personaggio risvolti di ulteriore drammaticità, di umanità stanca, dolente, che cerca di trattenere in vita un sentimento ma è travolta dai fatti della vita sino a diventare una creatura mostruosa e cinica. Uno spettacolo coraggioso, alto, testimonianza implacabile della natura retriva e violenta di certi apparati – e mentalità – del nostro Paese.

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