Lazzate, la Lega Nord e Salvini contro l'accoglienza ai richiedenti asilo

Dopo la manifestazione leghista continua la mobilitazione

Matteo Salvini a Lazzate il 5 agosto (foto Andrea Monti, Fb)

La Lega Nord a Lazzate continua a condurre la protesta contro la ventilata accoglienza di una ventina di richiedenti asilo (parliamo di un Comune di 7.800 abitanti) in due appartamenti di via Volta. Un "rumor" di paese che ha mobilitato il sindaco Loredana Pizzi e anche i leader della Lega, da Matteo Salvini (segretario federale) a Paolo Grimoldi (segretario lombardo), dal consigliere provinciale Andrea Monti (figlio dello storico sindaco di Lazzate Cesarino Monti) a tanti primi cittadini del Carroccio.

Tutto nasce dall'acquisto - da parte dell'associazione D&G Research di Seveso - di due appartamenti nel centro di Lazzate, da destinare proprio all'accoglienza di richiedenti asilo in accordo con la Prefettura. Un meccanismo che, come è ovvio, i sindaci non possono fermare, non avendo titolo d'intromettersi su quanto un proprietario fa nella sua proprietà, finché è legale. Ma che i sindaci del Carroccio tentano comunque di frenare agendo sulle leve a loro disposizione.

Come, ad esempio, un'ordinanza che proprio i sindaci lombardi della Lega Nord stanno preparando in queste settimane, con cui chiederanno ai proprietari che partecipano ai bandi prefettizi di comunicare tale partecipazione in municipio e poi, ogni 15 giorni, relazionare su numero, nazionalità e stato di salute degli ospiti.

Oppure, restando a Lazzate, la proposta di un'ordinanza per evitare che i furgoni per il trasporto «di cose o persone» transitino nelle vie intorno a via Volta; o ancora, una verifica di destinazione d'uso visto che gli appartamenti sarebbero ora semplicemente residenziali mentre le attività d'accoglienza prevederebbero anche una parte socio-assistenziale.

Strumenti urbanistici rivendicati in modo esplicito, in piazza, dal consigliere regionale Massimiliano Romeo: «Con l’urbanistica abbiamo fermato le moschee in Lombardia, faremo lo stesso con chi vuole usare le abitazioni dei privati per fare accoglienza». Sullo sfondo la sensazione che tutto passi sopra le teste di chi abita nel territorio e di chi lo gestisce. «A casa nostra dobbiamo comandare noi», ha tuonato Romeo; e Monti ha ribadito in consiglio comunale che Lazzate vuol essere un borgo tranquillo e non deve risolvere i problemi epocali del mondo.

A fine luglio la Prefettura di Monza ha confermato tutto. Senza però specificare né il numero né la data d'arrivo dei richiedenti asilo. Non certo più di una ventina, in ogni caso. Il sindaco Loredana Pizzi si è dichiarata preoccupata per «eventuali problemi di ordine pubblico» e «perché tra pochi giorni inizierà l'evento Vacanze nel Borgo, proprio nel centro storico». Evento che finirà il 10 agosto, senza ombra di profughi o richiedenti asilo.

Richiedenti asilo: il nodo dell'accoglienza e dell'accettazione

di Massimiliano Melley

Sulla questione dei richiedenti asilo pesano molti aspetti di cronaca che rabbuiano alcuni aspetti dell'accoglienza. Ad esempio (ultime in ordine di tempo) le notizie su una Ong tedesca che sarebbe scesa a patti con i trafficanti, consentendo loro di fatto di non attraversare nemmeno il Mediterraneo ma di allontanarsi di poche miglia dalle coste libiche per "consegnare" i migranti e tornare indietro in tranquillità. Oppure la denuncia di Emma Bonino sul fatto che l'Italia accettò (o meglio ancora, chiese) di gestire da Roma tutte le procedure sui migranti e di far attraccare in Italia tutte le navi che salpavano e salpano dal Nord Africa con i migranti stessi.

E pesa anche, occorre ammetterlo, un metodo non sempre dei più trasparenti. Dal Ministero dell'Interno l'ordine alle Prefetture per promuovere una accoglienza diffusa in buona parte del territorio, in modo da evitare grandi concentrazioni di centinaia di persone, che si sono rivelate fallimentari; e le Prefetture spesso scelgono la strada del silenzio perché, se avvertono, scattano le proteste dei residenti. Così questi, che comunque vengono a sapere le cose, come a Lazzate, s'inalberano anche per il silenzio.

Resta la matematica, che non è un'opinione: 20 persone su 7.800 non possono in alcun modo essere definite una «invasione», e la maggior parte dei quasi ottomila lazzatesi potrebbe non accorgersi nemmeno della presenza di quei venti nel territorio, nelle strade, nei supermercati o nei bar. Resta anche il fatto che l'accoglienza, nella maggior parte dei casi, non è un posto letto e qualche pasto, ma anche un progetto che include, per esempio, corsi di lingua italiana. Una amministrazione comunale potrebbe anzi interessarsi di questo aspetto, assicurarsi che sia previsto e che lo sia in modo serio.

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