Monza, una città fuori legge: quanti ostacoli per i disabili

La denuncia di Paolo Piffer, consigliere di Primavera Monza: "La nostra bella Monza è spesso inaccessibile alle persone con disabilità. Il piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche è fermo a ventotto anni fa"

Il caso a Monza - Foto da Fb Antonio Balconi

Uno schiaffo alla “parità”. Un occhio chiuso nei confronti proprio di chi avrebbe più bisogno di attenzione. E’ una Monza disattenta e superficiale quella nel rapporto con i propri cittadini - o visitatori - disabili. 

Nel capoluogo, l’ultimo “Peba”, i piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche che l’Italia si impegnò ad introdurre nel lontano 1986, è fermo a un anno dopo quella fatidica data. Da allora, da  ventotto anni, nulla è cambiato. Tanto che, dice senza troppi giri di parole Paolo Piffer, “Monza è una città fuori legge”. 

“Come purtroppo ben sappiamo, la nostra bella Monza è spesso inaccessibile in molte delle sue aree, uffici o servizi, alle persone con disabilità. Quella delle barriere architettoniche nelle nostre città è una realtà che limita in grandissima misura l'autonomia e la qualità della vita di molte persone, non solo disabili”, accusa il consigliere di Primavera Monza.

“Nell'ormai lontano 1986 - ricostruisce Piffer - l'Italia si impegnava a introdurre i ‘Peba’: la legge 41/86 (art. 32) prevedeva che entro un anno avrebbero dovuto essere adottati dai Comuni e dalle Province, pena un "commissariamento" da parte delle Regioni. Anche la successiva legge 104/92 (art. 24 comma 9) era entrata nel merito, ribadendone le indicazioni”.

A quel tempo, in effetti, il Comune era stato efficiente. Nel 1987, infatti, Monza si era dotata di un proprio “Peba”. Poi, però, l’efficienza si è fermata lì. 

“Sapete a quando risale il nostro ultimo ‘Peba’ adottato? - chiede sarcastico Piffer - 1987. Vuol dire che sono passati più di ventotto anni dall’ultima volta. Secondo me un po’ di cose sono cambiate, voi che dite?”. 

“Smettiamola di affrontare il tema un parcheggio alla volta o un marciapiede alla volta - propone il consigliere di minoranza -. Riprendiamo in mano questo documento e stabiliamo un cronoprogramma serio e strutturato per la città. Il nostro dovere come amministratori non è quello di concedere un contentino ogni tanto, ma di assicurarci - conclude -che vengano rispettate le leggi che garantiscono i diritti di tutti i cittadini”.

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Magari senza far passare altri ventotto anni. 

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