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Martedì, 25 Giugno 2024
ricordo

Un minuto di silenzio e una tomba a Monza per Pat

Lo ha chiesto in consiglio comunale Martina Sassoli

Non solo un minuto di silenzio, ma anche l'eterno riposo a Monza, nella sua Monza che tanto amava. Questa la richiesta avanzata ieri sera in consiglio comunale da Martina Sassoli (Gruppo Misto) per ricordare Pier Attilio Trivulzio, 83 anni, noto agli amici come Pat, giornalista che aveva lavorato e vissuto a lungo in Brianza. Il corpo del cronista, ormai mummifacato, è stato trovato settimana scorsa in un appartamento a Novara, dove l'uomo da anni si era trasferito. Trivulzio era morto da mesi, si ipotizza dall'agosto 2022 e viveva in una condizione di solitudine. 

La consigliera Sassoli ha chiesto, oltre a un minuto di silenzio, anche l'intervento del sindaco Paolo Pilotto per mettersi in contatto con la famiglia del giornalista e chiedere di poter tumulare la sua salma nel cimitero di Monza. "Era soprannominato 'il re dell'Autodromo' - ha ricordato Sassoli -. La memoria storica del circuito monzese. Ma non solo. Aveva seguito anche importanti inchieste sulla 'ndrangheta in Brianza". 

Pier Attilio Trivulzio, giornalista classe 1940 aveva lavorato a lungo anche in Brianza, occupandosi di motori, Gran Premio, Autodromo, cronaca e inchieste lavorando per diverse testate locali e nazionali. A dare l'allarme sono stati proprio alcuni suoi amici di Monza e ex colleghi che, non avendo sue notizie da troppo tempo, hanno chiesto informazioni alle forze dell'ordine. Il corpo mummificato di Trivulzio è stato ritrovato nel suo appartamento di Novara. Era morto da mesi. A Novara non aveva parenti e amici e nessuno si era accorto della sua scomparsa.

Il ricordo di Marco Pirola

Lo ha cercato e alla fine lo ha trovato, il collega giornalista Marco Pirola che ricorda con parole piene di affetto e stima Pier Attilio Trivulzio tramite un lungo e commovente post su Facebook.

"Purtroppo l'ho trovato. E non era nemmeno tanto lontano da noi. A Novara. Era steso per terra da mesi in un appartamento che una mano caritatevole gli aveva concesso in uso da anni. Morto. Pier Attilio Trivulzio se ne è andato come aveva sempre vissuto. Un fantasma. Solo. Come del resto lo era stata la sua esistenza che per anni ha incrociato la mia. Me lo aspettavo. Ce lo aspettavamo. Però fa male. Quando eravamo a L'Esagono ero uno dei pochi che riuscivano a contenere la sua esuberanza giornalistica che tracimava spesso oltre i limiti della decenza e qualche volta della legge.

Era una testa di caxxo, ma caxxo se era bravo. Due anni di inchieste, pagine intere sui rapporti tra i cinesi e l'Ndrangheta che si erano materializzate nello scatolone di cemento a Muggiò chiamato Magic Movie. Le querele che mi ha fatto prendere da cui sono sempre stato assolto grazie alla puntigliosità delle sue testimonianze in aula e della caterva di documenti che ogni volta presentava. Ho tanti flash in testa adesso, sicuro di dimenticarne qualcuno. Sempre alla ricerca disperata di soldi.

A volte dormiva sulle panchine di un parco pubblico o alla stazione. "Per essere sulla notizia" sussurrava arrossendo un poco perché noi e lui sapevamo quale fosse la verità che non voleva dire. Lui molto piu anziano di tutti era stato adottato dalla redazione, dall'editore e pure dal sottoscritto. Un giorno già vecchio si era presentato nel mio ufficio con un sacchetto di plastica. "C'è dentro tutto quello che mi è rimasto della vita". Non scherzava. Era disperato ma manteneva una dignità assoluta. Era in fuga dall'ennesimo padrone di casa che non pagava da mesi perché era senza soldi. Lo avevano sistemato al piano di sopra della redazione nella stanza che era il mio ufficio. Era felice che qualcuno si fosse interessato di lui. Quella volta che registrò di nascosto un giudice e il registratore partì mentre eravamo sulla panchina fuori dal tribunale erudendo almeno mezza dozzina di astanti dell'interrogatorio appena avvenuto.

E poi la mattina in cui morì mio padre e me lo trovai seduto al tavolo della trattoria dove ero andato a riordinare le idee. Il suo quartino di vino e un piatto unico per non sforare il budget. Appassionato di auto. Competente di macchine da corsa come pochi. Il migliore. I giorni del Gran Premio era arrivato a dormire nella cabina dell'Enel vicino alla pista. Un po' per necessità tanto per essere sul pezzo. Anarchico, a volte incattivito dalla vita passata a scrivere articoli. Sorrideva. Stava al gioco in quella goliardica caserma che era la mia redazione. Avrei da scrivere ancora tanto, ma non riesco. Colpa tua vecchio trombone. Mi hai fatto piangere. Addio Pat. O forse è solo un arrivederci. Marco Pirola".

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