Dimissioni in massa a Seregno, cade la giunta dell'era Mazza

Hanno rassegnato in massa le dimissioni giovedì mattina consiglieri e assessori

Capolinea. E’ finita la corsa dell’amministrazione comunale di Edoardo Mazza.

Le dimissioni

Giovedì mattina anche il sindaco ha rassegnato le dimissioni. E’ stato l’ultimo a firmarle, dopo che il suo vice le aveva sottoscritte mercoledì sera e dopo le dimissioni in massa dell’intero consiglio comunale. In 48 ore l’intera amministrazione di centrodestra è stata azzerata dall’indagine della Procura di Monza e della Dda di Milano. Venerdì pomeriggio Mazza sarà interrogato in Tribunale a Monza. Stessa sorte, tra pochi giorni, per il vice sindaco Giacinto Mariani, sul quale pende una richiesta di interdizione dai pubblici uffici. Giovedì mattina l’atmosfera in Comune a Seregno era tesissima. Uno dopo l’altro si sono presentati a firmare il loro addio Tiziano Mariani, capogruppo Noi per Seregno, Edoardo Trezzi, capogruppo Lega Nord, Giuseppe Azzarello, capogruppo Forza Italia, Mario Nava, capogruppo 5 Stelle, Mauro di Mauro, capogruppo Fratelli d’Italia, William Viganò, capogruppo Pd, Antonio Graziano, indipendente, Pietro Amati, lista civica centrosinistra Ripartiamo!, Gianpaolo Zanin, lista civica Viva Seregno. Via anche il presidente del consiglio comunale Andrea Cattaneo (lista civica Amare Seregno).

Comune nella "bufera"

Fino all’ultimo Giacinto Mariani ha cercato di resistere. Ancora mercoledì mattina affermava: «Andiamo avanti». Martedì sera aveva presenziato all’inaugurazione del prestigioso concorso pianistico Ettore Pozzoli. Mercoledì mattina ha celebrato un matrimonio, presiedendo anche una importante commissione. Ma martedì sera Mariani era stato duramente contestato da un gruppo di manifestanti al termine del Concorso Pozzoli e aveva percorso l’intera piazza Libertà tra le urla e gli insulti. Nella stessa serata si era creato davanti alla Basilica di San Giuseppe un corteo spontaneo. Più di 200 persone hanno sfilato per le vie del centro chiedendo legalità e giustizia. «Non siamo mafiosi, vogliamo giustizia» si leggeva su tanti striscioni. Tra la gente c’è una forte amarezza. Determinata è stata anche la presa di posizione dei politici locali. Tiziano Mariani, della lista civica «Noi per Seregno», ha chiesto l’intervento di Silvio Berlusconi perché costringa l’ex sindaco Edoardo Mazza a dimettersi: «Non è accettabile che 45mila abitanti di Seregno vengano etichettati come mafiosi. Ci sono persone che si svegliano presto la mattina e vanno a letto tardi per produrre, ed esportare nel mondo prodotti di grandissimo pregio. Ci sono grandi imprese, piccole realtà. Ad ognuno di loro si deve la dignità che meritano. È per questo che mi appello con tutto il cuore a Silvio Berlusconi: intervenga lui per costringere Mazza a dimettersi».

«Più volte in consiglio comunale abbiamo evidenziato sacche di opacità e di clientelismo - ha aggiunto Pietro Amati, capogruppo consiliare di Ripartiamo! e di Per Seregno civica» -, ma non siamo stati ascoltati». Il coordinatore del movimento Cinque Stelle, Mario Nava, ha lamentato che «la partecipazione ai consigli comunali dei cittadini non è mai stata numerosa come sia mancata la partecipazione alla vita civica della città. Giorgio Garofalo, coordinatore di Brianza Sicura, rete intercomunale contro le mafie, ha detto a chiare lettere che «oggi non è un giorno di festa, ma qui comincia il riscatto». William Viganò, capogruppo del Pd, e sfidante sconfitto da Edoardo Mazza alle elezioni del 2015, ha invece commentato «Sono orgoglioso» del lavoro svolto dalla commissione consiliare antimafia».

Ora si attende la decisione del prefetto MB, Giovanna Villasi. Sarà lei a inviare a Seregno il commissario prefettizio che guiderà la città fino alle nuove elezioni. Seregno volta pagina

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