Anna Martinetti: "Io volto nuovo con sociale, sicurezza e integrazione"

La dirigente scolastisca si candida per la prima volta alle elezioni. "La mia persona è la prima differenza: conosco le difficoltà delle famiglie di Monza perchè la mia esperienza mi ha portato spesso in contatto con loro"


MONZA - Queste elezioni amministrative sembrano essere caratterizzate da disaffezione politica da parte dei cittadini e dal prolificare delle liste civiche, con tanti  candidati sindaco che non arrivano dal mondo dei partiti. Cosa ha inserito “Monza per tutti” nel programma elettorale per cercare di riconquistare la fiducia dei monzesi?
Prima di tutto è la mia presenza che fa la differenza. Ho un passato lavorativo di relazioni con il pubblico, ho lavorato come preside scolastica per diversi anni. Oggi invece mi occupo di politica. Dalla mia però ho tutte le capacità per capire le problematiche di chi vive Monza, poiché ho sempre avuto a che fare con le famiglie e le loro difficoltà.

Su cosa si basa il vostro programma elettorale?
Abbiamo deciso di focalizzarci in primo luogo sul sociale. Passeggiando per il centro non sembrerebbe che a Monza ci siano tanti problemi, ma in realtà è proprio così. Esistono molte famiglie in difficoltà economica, anziani abbandonati a loro stessi e giovani che faticano a ingranare nel mondo del lavoro.

Avete in mente dei progetti per risolvere questi problemi?
Si. Per prima cosa vogliamo rivoluzionare le risorse comunali. I soldi scarseggiano è vero, ma se iniziamo a tagliare gli sprechi sono sicura che dei fondi da dedicare al sociale si possano reperire. Dobbiamo reinvestire sui nostri cittadini.

E come?
Vorremmo mettere a disposizione dei microcrediti ai giovani. Sono troppi i ragazzi che potrebbero dare il loro contributo ma non riescono per problemi finanziari. Le banche non concedono prestiti. Noi lo faremo. Ricaveremo dei fondi anche per le case di risposo e l’assistenza domiciliare agli anziani che vivono soli.

Per quanto riguarda invece la situazione degli stranieri? Monza riporta diverse comunità di minoranze.
Monza non vuole parlare di stranieri e io non lo trovo giusto. Per questo creeremo dei programmi di insegnamento e di inserimento, vogliamo facilitare l’aggregazione dei residenti stranieri. E magari incrementare il loro lavoro nel settore sociale. Ci serve personale che possa assistere i meno giovani e le persone in difficoltà.

Quando si parla di stranieri però a volte si scade in vecchi stereotipi, come quello della microcriminalità. È d’accordo? Qual è la vostra politica relativa al settore della sicurezza?
Straniero non significa disonesto. La criminalità a Monza c’è e va combattuta, indipendentemente da chi stia dietro alle azioni commesse in modo illegale. Noi faremo uscire i vigili dal centro e metterli a disposizione dei residenti di quartieri più periferici. Inoltre lanceremo un progetto che vedrà coinvolti i pensionati. Tutti coloro che hanno passato una vita al servizio dell’ordine e ora sono a casa in pensione potranno infatti prendere parte a turni di pattugliamento volontari. Un ottimo modo per avere una città sicura e pensionati attivi per la loro città.

Teme la concorrenza delle altre liste?
Non mi trovo bene con il loro modo di fare politica. C’è molta demagogia. Troppe promesse che non possono essere mantenute. Io sono una persona onesta e corretta, spero solo che la gente non si faccia ammaliare da false speranze. Ma confido nei monzesi, non sono persone che si lasciano buttare il fumo negli occhi.
 

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