Ore 15, dibattito su Rai Tre: tutti invitati, ma manca il Pdl

Alla tribuna politica organizzata questo pomeriggio manca un rappresentante del partito azzurro. Dopo le incertezza dei giorni scorsi, la scelta è stata di mandare avanti la Lega. Proviamo a capire perchè

fonte: https://pdlmestrinopd.wordpress.com/

Comincia la campagna elettorale, ma al dibattito pre-elezioni organizzato dalla Rai alle 15 di  mercoledì pomeriggio mancava qualcuno. "I consiglieri uscenti li abbiamo invitati tutti" precisa il conduttore. Peccato che in studio mancasse il Pdl, partito di governo in città e osservato speciale in questi giorni. Per la Lega, alleato storico,  c'era invece Marco Tognini.  La spiegazione? Non è un bell'affare, deve aver pensato qualcuno nelle alte sfere,  presentarsi a una tribuna politica quando si è (contemporaneamente) alleati della Lega al governo della città e della Provincia, ma avversari in campagna elettorale. E dato che il primo a scegliere come muovere le pedine è stato Bossi,  in televisione c'è andata la Lega. Anche se l'argomento più dibattuto da Scanagatti (PD), Mancuso (Fli), Ferranti (Udc), Faglia (Città e persone), Brioschi (Forza Lombarda) è stato l'urbanistica e naturalmente il PGT: un tema caro soprattutto al Popolo delle Libertà.

REBUS - Le incertezze di questi giorni dicono più di di qualcosa sul clima che si respira tra gli azzurri in città.  Il partito è diviso in correnti (termine un tempo odiato) tra i ciellini che fanno capo a Pierfranco Maffè e  Stefano Carugo, i fedelissimi del super-berlusconiano Paolo Romani e gli ex di Alleanza Nazionale. Toccherà adesso ad Andrea Mandelli rimettere assieme i cocci e cercare di completare una fusione che non è mai avvenuta. Fino ad oggi, infatti,  non esiste un gruppo consiliare del Pdl in consiglio comunale, ma il partito è  ancora diviso in "Forza Italia verso il Pdl" e "An verso il Pdl". Ufficialmente, si trattava di un percorso di integrazione complesso ma affascinante;  la mancata unione in quest'ottica  stava a significare il rispetto per gli elettori che avevano votato quando la fusione non era ancora all'orizzonte. Ma i dubbi, a più di due anni di distanza, sono rimasti. Il partito a livello locale  ha resistito bene allo strappo di Fini, ma la situazione nel frattempo si è complicata proprio al centro e nella componente liberale. Un bel rebus, che soltanto le urne riusciranno a sciogliere, contando i voti. Perché è necessario ripartire dal territorio e cercare di capire cosa pensa la gente.


SERRARE I RANGHI - Resta peraltro ancora misterioso quale sia stato il ragionamento che ha portato il farmacista Andrea Mandelli  a sciogliere le riserve riguardo la propria candidatura. Mandelli ancora lunedì sera aveva dichiarato di essere molto impegnato col suo ruolo di presidente nazionale di FOFI, la Federazione degli Ordini dei Farmacisti, soprattutto in un momento molto delicato per la categoria come quello attuale. Poi, improvviso, il cambiamento. D'altra parte, non c'è stato ancora ilcomunicato ufficiale del partito sulla nomine. In vista potrebbe esserci una poltrona sicura per Roma nel 2013. Ma le politiche sono lontane. Per il momento, più di tutto lo sfidante di Mariani e Scanagatti dovrà pensare a serrare le fila dei suoi. Impresa difficile, che non è riuscita nemmeno a un pezzo da 90 del calibro di Paolo Romani. A cui lo accomuna il fatto di essere stato calato dall'alto e la sostanziale estraneità  alla politica monzese negli ultimi anni.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Covid, Lombardia dice addio alla zona rossa? Fontana: "Vicini ad allentamento delle misure"

  • È a Monza uno dei migliori ristoranti d'Italia secondo il Gambero Rosso

  • Monza, Lombardia diventa zona arancione: le faq per capire cosa si può fare e cosa no

  • Omicidio a Monza, uomo ucciso a coltellate in via Fiume: morto 42enne

  • C'è una prof. brianzola tra le cento donne più influenti al mondo

  • A due ore d'auto da Monza, in Valmalenco, un ghiacciaio che ricorda l'Islanda

Torna su
MonzaToday è in caricamento