Roberto Maroni, l’alchimista della Lega che ha scalato il Pirellone

Negli anni da Ministro Bobo Maroni si è fatto apprezzare per fermezza e senso istituzionale ma la sua lunga carriera politica è stata segnata da tanti colpi di testa e vicende controverse

Roberto Maroni

MONZA - Tre volte ministro in altrettanti governi targati Berlusconi, Roberto Ernesto Maroni è il nono governatore della Lombardia, succedendo a Roberto Formigoni. Segretario federale della Lega Nord dal luglio 2012 Maroni verrà forse ricordato come il freddo alchimista (così lo definisce oggi il Corriere della Sera) che ha guidato la Lega Nord nella sua fase più delicata, respingendo le lusinghe del celodurismo veneto. E salvando capra e cavoli: il suo partito, minato dagli scandali, e il dominio del centrodestra in Lombardia.  

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Negli anni da ministro Bobo Maroni si è fatto apprezzare per fermezza e senso istituzionale ma la sua lunga carriera politica è stata segnata, specie nella fase secessionista, da alcune vicende controverse.

LA PARABOLA ROSSA - A partire dagli anni dell’adoscelenza, politicamente irrequieti e segnati dalla militanza, a partire dall’età di 16 anni, in un gruppo marxista-leninista di Varese (sua città natale). La parabola rossa del giovane Maroni continuerà fino al 1979, quando a 24 anni conosce Umberto Bossi. Qui inizia un sodalizio politico che resterà nella storia d’Italia.

NASCE LA LEGA NORD - Maroni e Bossi contattano i primi partiti autonomisti (quello più importante dell'epoca è l'Union Valdôtaine, movimento autonomista della Valle d'Aosta). Nel 1984 nasce così il primo embrione della Lega Nord, la Lega Lombarda. Mentre Bossi è segretario politico, Maroni contribuisce all'organizzazione del nuovo partito nella provincia di Varese. Nel 1985 Maroni è eletto consigliere comunale a Varese. La Lega elegge i primi rappresentanti anche a Gallarate e nel consiglio provinciale.

La Lega Nord nasce ufficialmente nel 1989. Maroni ricopre da subito l'incarico di Coordinatore della Segreteria politica federale, ma la segreteria è appannaggio di Bossi. Poi arriva Tangentopoli e la Lega esplode. Alle elezioni dell'aprile 1992, Maroni è deputato alla Camera, ma cosa ancora più importante la sua Varese elegge un'amministrazione leghista.

GLI ANNI CON BERLUSCONI - Solo un anno dopo inizia il sodalizio della Lega con Berlusconi, che com'è noto porta il partito del Nord al governo. Bobo è stato ministro dell'Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri, per otto mesi, nel 1994.
In quei mesi, si è distinto per la polemica instaurata in merito al "decreto Biondi" sull'abolizione della custodia cautelare, che ha suscitato numerose polemiche perché è servita a far uscire di prigione i corrotti di Tangentopoli. Maroni fece ammenda il giorno dopo sostenendo di essere stato imbrogliato dal ministro dell'Interno Biondi. Sarà questo uno dei motivi della clamorosa rottura con Berlusoni.

LA SVOLTA SECESSIONISTA- L'uscita dal governo determina la svolta secessionista. Bossi ne è il mattatore assoluto ma il mite Maroni non è da meno  e viene indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale. Dai critici è  accusato di aver causato uno stato di "depressione del sentimento nazionale" tra i propri concittadini.

Il 18 settembre 1996 viene coinvolto in un'altra vicenda controversa che gli costa l'accusa di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. La magistratura sospetta che dietro la Guardia Nazionale Padana si celi un'organizzazione paramilitare. Le indagini sfociano in una perquisizione nella sede milanese della Lega Nord, in via Bellerio. Maroni ne contestò la validità e ne nacque un parapiglia con le forze dell'ordine al termine del quale il vice di Bossi venne caricato su una barella e portato in ospedale. La vicenda si è conclusa nel 2004 in cassazione con una multa di 5320 euro.

GLI ANNI DA MINISTRO - Maroni è stato ministro del Welfare nel secondo governo Berlusconi dal 2001 al 2006 e fu autore di una riforma delle pensioni che innalzava l'eta pensionabile dai 57 ai 60 anni, il così detto "scalone". Ma è sopratutto come ministro dell'Interno nel Terzo governo di centrodestra che Maroni lascia, nel bene e nel male, la sua firma.
Lodato anche da parte del centrosinistra per la maniera rigorosa con cui conduce la guerra alla criminalità organizzata, Bobo Maroni finisce inevitabilmente al centro delle polemiche per aver proposto di prendere le impronte digitali ai bambini rom; va ricordata poi la condanna della Corte Europea per i respingimenti in mare attuati proprio durante il suo ministero.

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Il resto è storia recente. Dopo gli scandali di Bossi e Belsito, nel luglio 2012 Maroni diventa segretario federale della Lega Nord. La discontinuità con gli anni di Bossi è evidente. Maroni riesce a tenere a bada quanti nel partito vorrebbero un ritorno alle origini della Lega e una rottura definitiva con Berlusconi. L'elezione a governatore della Lombardia dimostra  che aveva ragione lui.

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