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Ilva, l'europarlamentare Lara Comi porta il caso davanti alla Commissione Ue

"Non è possibile che 7 stabilimenti 'sani' ubicati nel Nord e che non hanno problemi di inquinamento ambientale vengano chiusi per l'effetto cascata di decisioni giudiziarie" ha dichiarato la eurodeputata in quota Pdl

Mentre si cerca di evitare il peggio e impedire che 1400 lavoratori siano mandati a casa, di cui 720 solo in Lombardia, e al Ministero dello Sviluppo Economico prosegue il dialogo con il custode giudiziario per verificare se sussistano le condizioni per una ripresa dell’attività produttiva negli stabilimenti Riva Acciaio, le proteste continuano e la paura per l’incertezza del futuro di quanti si trovano nel limbo cresce.

Sul caso Ilva è intervenuta anche l’eurodeputata Lara Comi, Pdl, che ha presentato un’interrogazione alla Commissione Ue.

“Non è possibile che 7 stabilimenti ‘sani’ ubicati nel Nord, Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero e Cerveno (Brescia), Annone Brianza (Lecco) e che non hanno problemi di inquinamento ambientale vengano chiusi per l’effetto cascata di decisioni giudiziarie che corrispondono al momento ancora alla logica del sequestro preventivo senza il riferimento ad alcun provvedimento che scaturisca da una condanna definitiva”, ha dichiarato.

Parole queste che tuonano contro le disposizioni della magistratura di Taranto a cui si imputa la principale colpa di questa situazione, di una faccenda i cui contorni sono ancora sfuocati e sembrano profilare ombre di responsabili diversi.

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