Il grillino in Regione: Corbetta, "Niente parentopoli, e fuori la politica dalla Sanità"

Intervista esclusiva a tutto campo al neo consigliere regionale lombardo Gianmarco Corbetta. Dai rapporti con la stampa a Pedemontana, dalla sanità alla parentopoli interna al Movimento, fino alle dimissioni di Giovanna Mangili: il 40enne politico a colloquio con Monza Today

Nicola Fuggetta (a sx) e Gianmarco Corbetta nella redazione di Monza Today (©AP / Monza Today)

MONZA - "Dobbiamo fare un salto di qualità. Ormai non siamo più un movimento di nicchia e  per questo motivo deve cambiare anche la comunicazione". L'intervista comincia così. A parlare è Gianmarco Corbetta, responsabile del MeetUp M5s di Monza e Brianza, ma soprattutto consigliere regionale fresco di vittoria elettorale. Corbetta ha parlato in esclusiva a Monza Today, mantenendo l'impegno preso in campagna elettorale e toccando tutti i temi caldi del momento. All'incontro ha partecipato anche  Nicola Fuggetta, consigliere comunale monzese.  

Corbetta, avete già "preso possesso" della Regione? 

In realtà ad oggi (venerdì 15 marzo, ndr) non siamo ancora stati nominati dalla Corte d’Appello. Ci hanno però concesso eccezionalmente di usare i locali un paio di volte.

Quindi l’aria del Pirellone l’avete respirata ancora poco.

Si, ma non dovrebbe volerci molto.

Nei giorni immediatamente precedenti le elezioni si era parlato della violenza della retorica grillina e del rapporto coi mezzi di informazione. Che succede adesso che siete state eletti in massa?

I giornalisti si interessano di noi quasi solamente per il "gossip". L'esperienza di Mattia Calise a Milano non  è stata positiva in questo senso: quando ha detto qualcosa di veramente importante, non è mai finito sui giornali.  Ma credo che dobbiamo farci scivolare addosso le critiche e le falsità che scrivono su di noi e fare un salto di qualità nella comunicazione: non siamo più un movimento di nicchia. Alla fine, giornalisti ed esponenti delle altre forze politiche fanno il loro mestiere attaccandoci: sta a noi rispondere.

Aria nuova al Pirellone. Quali sono le novità?

Innanzitutto, ci siamo dati delle regole. Il capogruppo presenterà le dimissioni ogni sei mesi secondo la formula consolidata anche per i consiglieri comunali. L’eccezione sarà Silvana Carcano, che essendo la prima resterà in carica un anno, in modo da cominciare il lavoro. Anche la figura del portavoce sarà dimissionaria dopo 6 mesi e il ruolo sarà ricoperto a turno.

Cominciamo dai primi centro giorni. Cos’ha in mente?

Dalla commissione ambiente e territorio, proporremo una revisione della legge regionale 12 nei termini necessari per arrivare a un consumo di suolo zero. Non c’è più spazio per costruire in Lombardia. Su Pedemontana e grandi opere, verificheremo se ci sono i margini per fermare i progetti.

Significa buttare giù anche ciò che è già stato costruito?

Riguardo alla Pedemontana, i cantieri sono in stato avanzato solo a Bergamo e Varese, le estremità. I pezzi già completati restano e possono vivere "di per sè", con beneficio per le città: per tutto il resto, bisognerà valutare le penali da pagare, e se possibile annullare tutto. Bisogna disincentivare la mobilità su gomma, e questo non si fa costruendo strade.

In che modo, allora?

Potenziando la ferrovia, ad esempio le linee in disuso come la Como-Lecco. E anche il Besanino, che è la vera metropolitana brianzola.

Uno dei vostri cavalli di battaglia è il no agli inceneritori.

La raccolta differenziata deve essere potenziata con il ricorso alla gestione a freddo, che consente di recuperare il 90% dei rifiuti senza inceneritori. Consulenti e tecnici della Regione hanno dato ragione a noi, ma la politica ha detto no.

Per quali motivi, secondo lei?

C'è un retaggio culturale arretrato che dice "il termovalorizzatore è necessario". Non è così. Solo l'Italia a partire dagli anni '90 ha puntato sugli inceneritori.

Ma ci sarà qualcuno che ci guadagna, un interesse alle spalle. Quale?

(Interviene Fuggetta): I grandi gruppi bancari, che concedono i mutui e vanno a braccetto con la politica. Tra l’altro, volevo ricordarre che nei giorni scorsi  anche a Monza è nato un Movimento rifiuti Zero.

Torniamo ai primi cento giorni.

Verificheremo la legalità delle assunzioni, a cominciare dai famosi 31 dirigenti di Formigoni contro cui ci sono 3 sentenze. Poi passeremo alla sanità. Lo slogan è: fuori la politica dalla sanità, che assorbe l’80% del bilancio regionale.

Facile a dirsi: ma come si fa?

Con le nomine trasparenti, mettendo i curricula online e prescrivendo audizioni pubbliche. La decisione finale spetta ovviamente a politica, ma si devono controllare Giunta e presidente tramite un processo trasparente. Ma il discorso Sanità è molto più complesso di questo.

Cioè?

In Lombardia la sanità funziona, è un dato di fatto. Il problema è che è stata sviluppata solo la parte curativa, il settore dove si fanno i soldi. La cosa più importante, invece, è prevenire. Serve inoltre un riequilibrio tra pubblico e privato:  il privato si deve occupare anche degli aspetti meno remunerativi, come i pazienti lungodegenti e cronici, e non solo delle attività che rendono come accade adesso.

A proposito di privati: come la pensa sul buono scuola?

Noi  siamo assolutamente contrari, anche perché esistono studi che mostrano come la scuola privata non sia complessivamente migliore di quella pubblica.

C’è altro tra le priorità che si è dato?

La lotta alle mafie. Camorra e 'ndrangheta sono un gravissimo problema, lo hanno dimostrato ancora una volta indagini molto recenti che hanno toccato la politica monzese.

Cambiamo argomento: la domanda è d’obbligo, vista la polemica di questi giorni fomentata da Libero sulle sue presunte simpatie di estrema destra. Lei è fascista, o lo è stato in passato?

Al di là della considerazione che sono categorie del ‘900, nego qualunque simpatia di destra. Smentisco i legami presenti e passati, e ci tengo a precisare che  per quanto mi riguarda non giustifico chi dieci anni fa andava in giro a picchiare la gente e oggi dice di essere cambiato.

Concludiamo con l'attualità. Il Movimento Cinque Stelle è stato oggetto di critiche pesanti perchè ha mandato in Parlamento cittadini che hanno preso 231 preferenze personali nelle primarie interne: una cifra con cui in una città di piccole di medie dimensioni come  Monza si rischia di non entrare neppure in consiglio comunale. Nei giorni scorsi si è dimessa Giovanna Mangili, capolista al Senato in Lombardia: il marito parlava di forti pressioni e ha smentito qualunque parentopoli legata al fatto che lui fosse stato candidato sindaco.La domanda è questa: è possibile che ci sia stata una convergenza dei voti all’interno del Movimento? In fondo è quello che fanno più o meno tutti i partiti.

Smentisco l'intenzione di far convergere i voti: sono il coordinatore del Meetup di Monza e Brianza e  non avrei potuto non accorgermene. Il fatto è che dopo il boom nelle comunali di maggio 2012, nei mesi successivi c'è stato anche un boom di iscrizioni  al Movimento. Abbiamo dovuto mettere un limite (i requisiti per votare prevedevano, ad esempio, la militanza dal 2010, ndr) correndo i rischi connessi all'avere una base molto ristretta. Il rischio che abbiamo evitato però è anche peggiore, cioè quello di far votare anche gente che si iscriveva per interesse. Per evitare voti multipli abbiamo reso obbligatoria la scansione della carta di identità, una scelta  che da molti non è stata capita, ma tant’è: chiaramente è necessario migliorare e allargare la base. Su Giovanna Mangili, le rispondo così: è  una persona trasparente, pulita, con una sua sensibilità. Quello che mi sento di dire è che è  rimasta molto ferita dagli attacchi ricevuti e adesso vuole ritrovare la sua serenità.

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