Keller (Scelta Europea): "Più Europa per la crescita economica"

Francesco Keller, esponente di Scelta Civica, è candidato alle elezioni europee nella circoscrizione Nord Ovest: MonzaToday l'ha intervistato

Francesco Keller

Classe 1974, avvocato di professione, Francesco Keller è socio di uno studio legale, in passato ha fatto parte del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza. E' coordinatore provinciale di Scelta Civica a Bergamo. Ama lo sport ed è vice-presidente di un’associazione calcistica. Si candida nella lista di Scelta Europea (affiliata ai Liberali e Democratici europei) alle elezioni europee del 25 maggio 2014, nella circoscrizione Nord-Ovest. MonzaToday l'ha intervistato.

Il suo slogan, in hashtag, recita “Io ci metto la faccia”: quanto è importante oggi la credibilità e il legame diretto con i cittadini in politica?

E’ semplicemente essenziale. Gli ultimi vent’anni hanno creato una significativa disaffezione per la politica. L’elettore si sente sempre più suddito di un sistema autoreferenziale che non gli appartiene invece di sentirsi cittadino partecipante alla investitura delle istituzioni democratiche. Durante questa campagna elettorale ho avuto spesso modo di confrontarmi direttamente con gli elettori riscontrando quanto sia fondamentale richiedere il consenso parlando e confrontandosi con la gente. Mettere la credibilità personale al servizio della politica è l’unico strumento per contrastare la disaffezione degli elettori.

Quali sono le idee di Scelta Europea per far ripartire l’Italia e per garantire lavoro?

Scelta Europea si propone di percorrere la strada verso gli Stati Uniti d’Europa: un unico stato federale unito con un’unica moneta. Solo così i benefici di un’unione politica, fiscale, monetaria ed economica saranno alla portata di tutti e solo così si potrà dare un futuro alle prossime generazioni. Nello specifico, relativamente alla necessità di far ripartire l’Italia, la nostra proposta si declina su tre pilastri essenziali: una riforma del sistema fiscale ed una armonizzazione dello stesso a livello comunitario, il lancio di un piano europeo per il lavoro con l’aumento dei fondi sociali europei destinati alla formazione professionale ed alla ricerca, lo sviluppo di un modello di istruzione europeo al fine di ottenere una scuola più aperta alla dimensione europea.

Una delle questioni più calde oggi riguarda il rapporto tra l’Italia e l’Europa sul tema dell’immigrazione: in materia di responsabilità e accoglienza quanto dovrebbe essere competenza dell’Unione Europea?

Non si può pensare di risolvere il problema dei migranti senza coinvolgere direttamente l’Unione Europea. La frontiera di Lampedusa è frontiera comunitaria per cui nella gestione dell’emergenza è necessario obbligare l’Europa a partecipare non solo al programma di soccorso dei migranti ma anche alla gestione degli stessi al fine di superare un approccio al problema di tipo puramente logistico per giungere ad ottenere sempre più attenzione al problema umano della vicenda. In pratica non è solo una questione di fondi (importanti anch’essi in un periodo di risorse limitate) ma anche una questione di ottimizzazione della gestione umana e politica del fenomeno. E’ necessario installare presso i luoghi geografici di accesso dei punti di ricezione gestiti a livello comunitario al fine di poter provvedere ad accompagnare i migranti in arrivo direttamente nei paesi nei quali desiderano essere accolti ed ottenere asilo politico ripartendo così il problema sull’Unione tutta e rispettando le aspettative di chi rischia la vita per ottenere più dignità.

Si respira aria di guerra ai confini dell'Ue. La crisi in Ucraina ha messo a dura prova anche le relazioni tra Bruxelles e Mosca? Dal suo punto di vista, i Paesi europei come dovrebbero comportarsi?

La crisi Ucraina ha messo definitivamente allo scoperto la debolezza della politica estera dell’Unione, la quale continua ad essere basata sulla posizione individuale degli singoli stati membri. Occorre velocizzare il processo di integrazione europea in maniera tale da giungere alla nascita degli Stati Uniti d’Europa. Solo in quel caso, muovendoci come un monolite, potremmo recuperare credibilità internazionale e affermare con vigore la posizione comune europea non solo con la Federazione Russa ma anche con gli Stati Uniti d’America che negli ultimi anni, anche grazie alla nostra debolezza, stanno assumendo posizioni sempre più invasive nella nostra politica estera.

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