Roberto Scanagatti tra la crisi, il caso Esselunga e Monza Est

A cinque mesi dall'elezione, un primo bilancio. Nell'intervista rilasciata a Monza Today, Roberto Scanagatti spazia dalla crisi ai telefonini, passando per Esselunga. Ma il sogno sono le stazioni Monza Est e Fossati Lamperti

Roberto Scanagatti nel suo studio in Comune (©Ap/ Monza Today)

MONZA -   A poco meno di cinque mesi dall'elezione si può tentare  un primo bilancio.  Nell'intervista rilasciata a Monza Today, Roberto Scanagatti spazia dalla crisi ai telefonini, dal caso Esselunga alla stazione di Monza Est, per finire con unioni civili e maxi provincia.  Ecco cosa ha in mente il primo cittadino di Monza.

Sindaco Scanagatti, quanto è difficile essere primo cittadino al tempo della crisi?

Molto, perchè si deve quotidianamente far fronte all’emergenza senza che questo impedisca di guardare avanti. Bisogna  risolvere i problemi di oggi, ma anche costruire un progetto di futuro coerente con il mandato elettorale ricevuto.

Al momento il Comune ha un buco di bilancio importante: come si esce da questa situazione, e cosa ha intenzione di fare l’amministrazione?

Non ci può essere un solo provvedimento risolutivo. Non voglio giocare il classico ruolo di chi arriva e scarica la responsabilità su chi c’era prima; credo però che i numeri siano incontrovertibili. Abbiamo un fabbisogno di bilancio stimato in 12 mln di euro  e la necessità assoluta di  trovarli entro la fine dell’anno, altrimenti non saremo in grado di garantire  tutta una serie di servizi soprattutto alle fasce più deboli della cittadinanza monzese. Quattro milioni riguardano proprio i servizi sociali, e questo dà la misura della situazione. Poi c’è il cappio del patto di stabilità, che deve essere rispettato per evitare sanzioni pesantissime l’anno prossimo. 

Con una situazione di questa portata non bastano degli aggiustamenti, ma dobbiamo agire su più fronti.  Il primo è tagliare il più possibile le spese. Abbiamo iniziato  tra l'altro con 600mila euro di spese telefoniche, azzerando tutte le utenze e  riattivandole man mano per verificare chi aveva il telefonino, e con quali caratteristiche.

Adesso chi ha il telefonino del Comune?

Una serie di soggetti che ne hanno bisogno, ma non è necessario che tutti i cellulari siano abilitati per telefonare all’estero, per esempio. La spending review darà dei benefici, ma si vedranno l’anno prossimo.  Sul piano dell’attualità, invece, stiamo agendo sulle aziende partecipate dal Comune attraverso prelievi straordinari dalle riserve accantonate,e attraverso la riduzione del capitale sociale, stando però attenti a non fare razzia delle risorse e non pregiudicare l’attività futura di queste aziende. A vigilare ci sono comunque i consigli di amministrazione, che sono gli stessi dell’anno scorso. C’è poi il tema dell’alienazione del patrimonio: uno dei punti critici è che la cessione delle aree operata dalla precedente amministrazione non ha portato nessuna  conseguenza positiva, complice anche la crisi di mercato.

Si è incassato meno di ciò che si pensava?

Si è incassato zero, e questo ha ricadute anche sulla parte di bilancio dedicata alla spesa corrente. Se la spesa corrente di un bilancio  è finanziata dalle plusvalenze derivanti da alienazioni, c'è un problema: questo è il motivo per cui ci ritroviamo con 5 milioni in meno in quel capitolo.  Per coprire il buco,  abbiamo messo in gioco tutti i cespiti che avevamo. Sto  pensando  all’immobile di via Padre  Reginaldo Giuliani, acquistato dalla precedente amministrazione nel 2008 per un valore superiore ai 5 mln di euro e la cui sistemazione è stimata altri 5 mln di euro.  Quell’edificio è abbandonato da 4 anni: c’era l'ipotesi di realizzare lì una nuova sede per alcuni uffici comunali, ma a questo punto rinunceremo  all’idea per incassare dei soldi. C’è poi l’immobile di via Appiani, su cui bisognerebbe realizzare interventi strutturali significativi: trasferiremo i servizi sociali in via Guarenti in uno spazio  libero di proprietà del Comune dotato di parcheggio e vicino al centro,  e in questo modo potremo pensare di vendere l’immobile, sempre nel rispetto del lascito di Bartolomeo Zucchi.

Ultimo punto,  la manovra fiscale, cioè l’IMU. L’amministrazione Mariani l’aveva aumentata indiscriminatamente per tutti sulla seconda casa; ferma restando l’aliquota sulla prima, sulla seconda casa favoriremo le categorie  produttive come commercianti e artigiani. Verremo incontro anche a chi affitta appartamenti a canone concordato, o  ai genitori che li danno in uso gratuito ai figli. Questi soggetti saranno salvaguardati: sugli altri dovremo purtroppo fare dei prelievi.

A suo giudizio  questi interventi basteranno  a rientrare dal buco di bilancio?

Questa è l’unica strada percorribile. Poi c’è il discorso degli oneri di urbanizzazione: da quando è decaduta la variante al PGT , perlomeno i soggetti economici del territorio sanno con certezza qual è lo strumento urbanistico in vigore e alcuni stanno cominciando a muoversi e ad avanzare proposte.

Giovedì scorso ha partecipato a un incontro  su un’urbanistica equilibrata organizzato dalla consigliera Anna Mancuso: com’ è andata?

Molto bene, devo dire che sono rimasto molto soddisfatto. Si è creato per la prima volta un dialogo  tra soggetti apparentemente portatori di interessi diversi come i costruttori edili, i mediatori immobiliari, gli ambientalisti e ovviamente l’amministrazione comunale. C’è stato un bel confronto, partendo da un dato: la crisi non si può nascondere,  perchè sta condizionando pesantemente l’economia e la vita di tutti noi. Dobbiamo costruire un modello di economia diversa, un modello di città che non rinunci a crescere, ma lo faccia in maniera sostenibile ed equilibrata, nell’interesse complessivo di tutti. Si è avviato un confronto molto interessante.

Questo confronto  avrà un seguito?

Si, pensiamo di attivare dei tavoli partecipativi per dare la possibilità a diversi soggetti di contribuire alle scelte e condividerne le ragioni.

Caso Esselunga: se ne è parlato tanto in questi giorni.  Il supermercato si trasferisce  da via Lecco alla periferia in fondo a viale  Stucchi. C’è chi dice che l’intervento serve solo per ricavare oneri di urbanizzazione da destinare a coprire il buco di bilancio, altri fanno notare che un altro ipermercato  penalizza il commercio locale.  Cosa risponde?

Partiamo da due dati di fatto: il primo è che Esselunga nel 2008 acquistò con regolare bando di gara un’area al prezzo di 24 mln di euro.  Quell’area aveva una destinazione d’uso produttiva, quindi con certe caratteristiche di edificabilità: nessuno può togliere ad Esselunga il diritto di costruire. Secondo punto,   è storia vecchia che il supermercato in via Lecco crei problemi dal punti di vista del traffico: lo dice il PGT, ma anche la variante Mariani. Voglio rassicurare tutti: non c’è alcun centro commerciale in arrivo, Esselunga costruirà un supermercato più piccolo di quello di San Fruttuoso, grande più o meno come quello di via Buonarroti e con una superficie di vendita di 2.500 mq.

Cosa accadrà invece alle aree interessate dall’intervento?

In fondo a viale Stucchi Esselunga intende realizzare un nuovo punto vendita e un palazzo di uffici. Probabilmente ci sarà un forno per fare il pane da vendere nei supermercati della catena. Sull’area di via Lecco sarà invece realizzato un parcheggio interrato, mentre in superficie sarà realizzata una piazza. L’edificio di via Merelli (che è di proprietà di Esselunga, ndr) sarà ristrutturato per realizzare 18 alloggi a canone moderato per giovani coppie ai piani superiori, mentre al piano di sotto resterà una quota di commerciale,  molto probabilmente distribuzione alimentare, per il quartiere. Esselunga verserà  inoltre al Comune il corrispettivo necessario per realizzare un sottopasso che prosegue nell’opera di superamento delle rotonde che bloccano il traffico su viale delle Industrie. In sintesi, potevamo scegliere due strade: governare il processo di trasferimento di Esselunga oppure lasciare che si svolgesse per conto suo. La proprietà possiede già il diritto di costruire: il muro contro muro non serve a nessuno. Ci saranno poi dei benefici occupazionali per tutti: chiederò che il personale del supermercato di via Lecco venga trasferito in blocco,  e forse ci saranno nuove assunzioni.

Il ragionamento non è legato agli oneri di urbanizzazione, ma è chiaro  che è  interesse di tutti che l’ operazione si concluda nel più breve tempo possibile, perchè in questo modo la somma entrerà da subito a far parte della disponibilità finanziaria del Comune.

Parcheggi e mobilità: quali risposte risolutive? Le cure palliative non risolvono un problema assillante per la città di Monza.

Una delle soluzioni a cui abbiamo pensato  è realizzare dei sistemi di sottopassi sulla circonvallazione esterna. Ma non basta un solo provvedimento. Vogliamo riprendere il Piano Urbano del Traffico, fare modifiche semaforiche  che migliorino la circolazione in zone nevralgiche come largo Mazzini; riconsiderare l’idea del parcheggio in piazza Citterio. E’ però assolutamente necessario puntare sulla mobilità dolce, incentivando chi prende l’auto a cambiare mezzo di trasporto: per questo entro la fine dell’anno contiamo di preparare il bando di appalto per il servizio di bike sharing. Realizzeremo un  ampliamento delle piste ciclabili, e in questo senso la riqualificazione  delle alzaie del canale Villoresi non è cosa da poco. C’è poi il trasporto pubblico, a cominciare dalle ferrovie: io uso molto il treno, e conosco le problematiche. Da questo punto di vista, puntiamo a  realizzare la fermata di Monza Est per dare vita a un vero progetto di metropolitana urbana.  Nei miei sogni c’è addirittura  una quarta fermata monzese: quella della ex Fossati Lamperti. Il percorso del treno  che immagino partirebbe da Milano, quindi arriverebbe a Sesto,  Fossati Lamperti, Monza Centrale, Monza Sobborghi, Monza Est, Villasanta e via dicendo. Questo sarebbe un vero sistema di metropolitana urbana.

E’ un disegno complesso, che coinvolge diversi soggetti. Ne avete già parlato con gli interessati?

Abbiamo preso contatti,  ci sono già delle ipotesi.

Crede che sarà possibile completare un progetto del genere nei cinque anni del suo mandato?

Su Monza Est, dico di si. Il problema sono i soldi, non la fattibiltà dell’opera. Ma non dispero che situazione  economica cambi e migliori. Poi, si potrebbe fare un ragionamento sulla M5, un’ipotesi che la precedente amministrazione ha chiuso in un cassetto e vogliamo recuperare.

Cambiamo decisamente  argomento. Il suo partito, il PD, ha convocato una conferenza stampa sulle unioni civili.  E’ possibile pensare in una città così cattolica come Monza  a un registro delle unioni civili, sul modello di quanto avvenuto a Milano?

Non penso sia un problema di città più o meno cattolica. Se il PD avanzerà una proposta, vedremo di condividerla in Aula con gli altri gruppi consiliari.  A Milano c’è stato un  forte dibattito, ma anche convergenze con aperture inaspettate. Ma resto convinto che una questione del genere debba essere affrontata dal Governo, non a livello comunale. E poi, stiamo attenti a non ridurre un tema importante a una battaglia di facciata: anche perchè quella delle unioni civili è  una questione che riguarda moltissime coppie etero.

Chiudiamo con la Provincia. Lei ha ottenuto, assieme al suo collega Lucini, la deroga per Monza nella riunione del CAL del 2 ottobre. Spieghi  vantaggi e svantaggi di restare da soli.

Partiamo dal fatto che si è discusso di contenitori e non di contenuti: almeno il contenitore adesso lo abbiamo. Io la mia parte l’ho fatta, adesso spetta ad altri darsi da fare,  a cominciare dalla Regione.  Formigoni  oggi (venerdì 12 ottobre, ndr) ha altro a cui pensare: ma dato che ha deciso di andare avanti, cerchi di essere coerente.

Non c’è un po’ di confusione nel PD al riguardo? Il segretario provinciale Gigi Ponti era favorevole alla maxi provincia perchè ci vedeva possibilità di contare di più a livello numerico. Lei invece ha portato a casa la deroga, cioè il contrario.

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No, con Gigi siamo d’accordo. Entrambi pensiamo di salvaguardare la specificità di un’area come la Brianza, ma  quando siamo andati alla riunione del CAL le condizioni erano molto diverse. Monza capoluogo di una maxi provincia poteva andarci bene, nonostante i problemi di gestione che darebbe un’area tanto grande. Ma se la proposta presentata del CAL non verrà accettata dal Governo, due cose devono essere chiare:  la prima è che Monza non torna con Milano nella città metropolitana, la seconda è che sarà il capoluogo perchè ha più abitanti delle altre.

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