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Il governo non impugna la legge regionale sulla casa: "salvo" il requisito di residenza

La legge prevede cinque anni di residenza (o attività lavorativa) in Lombardia. Sala (giunta): "Non è discriminatorio"

Palazzina di alloggi pubblici a Limbiate (sito Aler Mb)

La legge regionale sulle case popolari non verrà impugnata dal governo. Lo ha deciso il consiglio dei ministri nella riunione del 9 settembre e lo ha reso noto l'esponente di Forza Italia Fabrizio Sala, vice presidente della giunta regionale, "festeggiando" la notizia. La legge, datata 8 luglio 2016, costituisce l'attesa riforma della disciplina regionale delle Aler e dell'edilizia residenziale pubblica, dopo che nel corso del 2014 il tema delle case popolari era diventato materia di prime pagine di tutti i giornali nazionali per via dell'impennata delle occupazioni abusive.

Il governo aveva manifestato contrarietà sul requisito dei cinque anni di residenza (o, si badi, di attività lavorativa) in Lombardia, inserito tra quelli obbligatori per poter essere inseriti nella graduatoria delle case popolari. Lo prevede l'articolo 22, comma 1, lettera d della legge.

"Il requisito dei cinque anni di residenza era un dovere morale verso le fasce deboli e chi realmente ha bisogno di un alloggio sociale o popolare. Non è una norma discriminatoria o demagogica, è una norma che va incontro a chi è fragile e merita, risiedendo in territorio lombardo, di avere la possibilità di rialzarsi". Così Sala nel commentare la decisione del governo di rinunciare all'impugnazione. Ripetiamo: "Residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa in regione Lombardia". 

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