Le accuse a Ponzoni, tra 'ndrangheta, finanziamenti illeciti, droga e minacce

La lettera dell'ex socio di Ponzoni, scritta con tono "testamentario", è un lungo j'accuse con cifre e nomi da brivido. Stando al racconto, Pennati avrebbe ricevuto anche "minacce in stile mafioso che non mi sarei aspettato"

Ci sono anche intercettazioni telefoniche tra le mani degli investigatori. Il gip di Monza, nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Massimo Ponzoni, scrive infatti che "intecettazioni telefoniche comprovano come per Ponzoni l'abuso della propria posizione sia condotta abituale".

Secondo il gip, Ponzoni avrebbe commesso reati di concussione o di corruzione sia per finanziare le proprie campagne elettorali, sia per sostenere un altissimo tenore di vita, "risultando possessore di case di lusso e auto di grossa cilindrata in Brianza e Costa Azzurra. Un tenore di vita - continua il gip - che costituisce fortissima spinta a commettere nuove condotte delittuose".

Ma l'ombra più pesante è quella della 'ndrangheta sulle elezioni regionali del 2005: "Lo stesso interessato - scrive il gip - a seguito dell'ottimo risultato conseguito nelle elezioni del marzo 2010, si compiaceva con tale Alessandro di aver fatto a meno questa volta dei voti provenienti da quel contesto".

Gli inquirenti hanno in mano anche l'ormai famosa lettera (datata 4 marzo 2009) dell'ex socio di Ponzoni, Sergio Pennati, commercialista di Desio, in cui sono dettagliatamente descritti una serie di reati in cui il consigliere regionale del Pdl sarebbe incorso. Nella lettera si parla esplicitamente di spese di campagna elettorale per un milione e seicentomila euro arrivati tramite sovvenzioni ma soprattutto sei società (cinque di Desio e una di Milano) che hanno pagato prestazioni o forniture, o ingenti somme "per comprare voti e pagare ristoranti". Si parla, solo in un mese, di tre o quattro ristoranti per seera, con una spesa dagli 11mila ai 20mila euro al giorno. Una di queste società, secondo la lettera, avrebbe anche assunto per un anno una ragazza appartenente a Comunione e Liberazione "in cambio di voti del movimento in Brianza".

Nelle prime righe della ricostruzione Ponzoni è descritto da Pennati come "un drogato cocainomane dedito più che altro alle donne, ogni donna di cui si innamora riesce a portargli via una casa in cui sistemarsi".

Ma la lettera (in mano agli inquirenti dal gennaio 2010) è ancora più drammatica nelle sue premesse e nelle sue conclusioni. Più che una lettera, infatti, assomiglia a un testamento, scritto con una prosa nervosa e non controllata. Nella premessa, Pennati scrive che "Chi leggerà queste parole è perché purtroppo, a me sarà successo qualche incidente. Nel caso mi capitasse qualcosa la persona a cui dovrà essere addebitata la colpa è Massimo Ponzoni". Pennati parla esplicitamente di minacce ricevute dallo stesso Ponzoni, "in stile mafioso che non mi sarei mai aspettato".

Nelle conclusioni della lettera, Pennati si rivolge direttamente ai suoi familiari dopo aver scritto che "in questo Paese non vi è futuro per i miei figli". "Ho messo a repentaglio - scrive - quello che avevo e quello che dovevo utilizzare per la mia famiglia per aiutare una persona a fare una carriera politica che non si meritava".

Pennati fa poi riferimento alle proprietà riconducibili a Ponzoni, come una villa vicino a Montecarlo del valore di 2 milioni e mezzo di euro. "Vi è un mutuo sopra - scrive Pennati - ma chiediamoci come l'ha ristrutturata e ha pagato il resto". Fa poi riferimento a una macchina di lusso ("Bentley o Aston Martin") e scrive che a pagare il leasing sarebbe un imprenditore di Treviglio (Bg) "che ha in appalto le pulizie all'ospedale di Niguarda".

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Infine Pennati elenca tutte le persone che sarebbero punti di riferimento di Ponzoni sul territorio: tra questi anche l'ormai ex vicepresidente della provincia Antonino Brambilla (dimessosi nel pomeriggio di lunedì 16 gennaio dopo l'arresto) ma anche "giornalisti a libro paga".

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