"Inno di Mameli ridicola marcetta": bufera su Fava, assessore regionale della Lega

La protesta di Fratelli d'Italia: per De Corato "ha passato il segno". Chiesto intervento di Maroni

Gianni Fava (Fb)

Non è ancora la sfiducia ma poco ci manca. Gianni Fava, assessore regionale leghista all'agricoltura, ha fatto arrabbiare ancora una volta il partito Fratelli d'Italia, dopo le polemiche con Giorgia Meloni sul Referendum per l'autonomia. Questa volta, l'oggetto del contendere è nientemeno che l'Inno di Mameli. Definito dall'assessore «una ridicola marcetta». Non solo: il popolo italiano, secondo Fava, «non esiste».

L'occasione è il via libera della Camera dei Deputati al riconoscimento del "Canto degli Italiani" come inno ufficiale della Repubblica italiana, in attesa dell'esame del Senato. "Fratelli d'Italia", infatti, è soltanto l'inno provvisorio e "di fatto", anche se con alcune caratteristiche proprie degli inni ufficiali come l'esistenza di un cerimoniale pubblico a cui attenersi per la sua esecuzione.

«Ci hanno messo settantuno anni per elaborare una norma che consacrasse una ridicola marcetta, elevandola a ruolo di inno di un popolo che non esiste». Questa la frase "incriminata" dell'assessore, secondo cui «le spinte autonomiste del Nord costringono i difensori del centralismo romano a intensificare una campagna tesa a inculcare valori in cui non crede più nessuno».

Fratelli d'Italia: "Un insulto, si è passato il segno"

Immediata la protesta di Riccardo De Corato, consigliere regionale di Fdi, che definisce le parole dell'assessore «un insulto a tutti gli italiani e in particolar modo a quelli che hanno dato la vita per il nostro Paese, a quelli che sono adesso in missione di guerra e ai loro familiari e a quelli che credono nell'unità nazionale». Ancora: «Fava ha superato il segno. Fratelli d'Italia non può continuare a sopportare altre provocazioni e confidiamo nel fatto che Maroni, a nome di tutta la maggioranza, si faccia sentire».

Durissima anche la parlamentare milanese Paola Frassinetti: «Da deputato - spiega - ho fatto approvare una legge per far sì che nelle scuole il nostro inno venisse insegnato ai ragazzi, perché ritengo che nelle parole di quel canto ci sia tutta la nostra storia. D'altronde non si può pretendere, da chi definisce Roma la capitale dell'Africa, la comprensione di un testo che tratta della storia d'Italia. Fava dovrebbe vergognarsi per quelle parole che offendono un intero Popolo, tanto più visto il ruolo che ricopre nelle istituzioni».

Quando Fava definì Roma "città nordafricana"

Non è la prima polemica tra Fdi e Fava: il 4 ottobre l'assessore aveva definito Roma, su Facebook, «capitale nordafricana», postando alcune pagine del quotidiano romano "Il Tempo" (schierato col centrodestra) molto critiche sul Referendum lombardo per l'autonomia (tra i titoli: "Il Nord ha rotto i Maroni"). «Nella capitale nordafricana cominciano ad aver paura», aveva commentato Fava provocando l'indignata reazione degli esponenti milanesi di Fdi, che gli avevano ricordato come, alle elezioni comunali romane, vi fosse anche la lista "Noi con Salvini".

Lo scontro Maroni-Meloni

Sempre in occasione del Referendum per l'autonomia, si era rischiato lo strappo politico tra la Lega Nord e Fdi, a causa di un commento della segretaria nazionale di Fdi Giorgia Meloni secondo cui il Referendum era «propaganda». Una posizione subito stigmatizzata dal governatore lombardo Roberto Maroni, che aveva parlato di «problema politico» sull'alleanza. Quella volta, i leader lombardi di Fdi avevano specificato che il partito lasciava libertà di voto e che il gruppo di Fdi in Regione Lombardia aveva sostenuto il Referendum, poiché nell'alveo dell'unità nazionale: il quesito, infatti, richiamava esplicitamente la Costituzione italiana.

Fava, leghista anti-Salvini

A maggio 2017, Gianni Fava si è candidato contro Matteo Salvini alle "primarie" della Lega Nord per il segretario federale. Salvini ha vinto con l'82,7% dei voti tra i militanti. La candidatura di Fava è stata letta da molti come in antitesi con la nuova linea "nazionale" che Salvini ha dato nel tempo alla Lega. 

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Certamente a votare Fava sono stati quei militanti maggiormente legati alle posizioni storiche del Carroccio: l'autonomismo (se non il separatismo) e l'europeismo contro il centralismo italiano. Sentimenti che con Salvini sono stati accantonati in nome della conquista di uno spazio politico nettamente di centro-destra e in tutta la Penisola. Ma che hanno sempre caratterizzato la Lega Nord e i suoi militanti, almeno fino alla fine della gestione di Umberto Bossi.

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