Concetta Monguzzi: "Macchè maschilismo, ci sono io"

Giunte brianzole maschiliste? Lissone e Meda non ci stanno. Il primo cittadino della capitale del mobile rivendica il suo ruolo e la delega all'Istruzione, ma anche Caimi si difende: "In futuro possibili miglioramenti"

Concetta Monguzzi (foto AP)

MONZA – Sono giunte «rosse». Ma non «rosa». Sono cinque le nuove giunte comunali nate con le ultime elezioni amministrative. Tutte giovani e progressiste. Eppure, si sono beccate una «scomunica» dal Midatt. Senza troppi giri di parole, il Movimento Italiano Donne Attive in Politica ha bollato tutti e cinque gli esecutivi locali brianzoli come «maschilisti». Inviando addirittura una lettera per invitare a rispettare di più le «quote rosa». Uno smacco che brucia ancora di più di una squalifica, quando una giunta è di centrosinistra.

TEMUTE - Dopo aver preso di mira Monza e il neo sindaco Roberto Scanagatti, le energiche femministe del Midatt hanno dato uno sguardo in Brianza. E anche lì, sono stati dolori. Temute come le agenzie di rating Moody’s e Ficht, le donne del Midatt hanno attribuito un outlook negativo al 100 per cento delle neo giunte. Tutte – più o meno – uscite con le ossa rotte.

Cesano Maderno (guidata ora Gigi Ponti, capogruppo del Pd in consiglio provinciale) ha solo due donne su sei assessori. Ancora peggio è andata Meda, dove Giovanni Caimi ha appena un’assessora nella sua squadra. Al lumicino anche Lesmo, dove Edoardo Antonioli ha «convocato» nella sua squadra appena una donna. Uno dei comuni che più «bruciano» alle donne è Lissone. Qui perfino Concetta Monguzzi, sindaco al femminile, ha voluto appena due donne su sette.

LA REPLICA - Un tradimento degli "ideali" femminili? «Macché maschilismo – replica il sindaco di Lissone - In realtà ci sono io, che sono il sindaco e ho anche la delega all’istruzione. Poi, altre due assessore hanno ruoli chiave come urbanistica e servizi sociali. Non mi pare proprio di aver peccato di maschilismo».

Non ne fa una malattia neppure il sindaco di Meda, Giovanni Caimi: «Ho sempre avuto grande rispetto per le donne, e mi pare di averlo dimostrato con una donna nella mia squadra. E in futuro, non escludo di aumentare la rappresentanza femminile. Penso che la parità non sia una questione di numeri».

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Sarà. Ma le donne del Midatt non si danno per vinte e intendono proseguire la loro battaglia per aumentare la rappresentanza di donne nelle pubbliche amministrazioni.

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