Quote rosa, Alessia Mosca: "La mia legge non basta"

Oggi è trascorso un mese dall'entrata in vigore della legge Mosca-Golfo sulle quote rosa, che vede come prima firmataria la deputata monzese del PD. L'abbiamo intervistata sulle donne, il lavoro, i giovani. E se volete sapere se si ricandida...

La deputata monzese Alessia Mosca

MONZA - "Non basta una legge per risolvere la questione femminile". Alessia Mosca, deputata monzese del Pd (ala Letta) e prima firmataria  -  assieme alla collega Lella Golfo (Pdl) -  della legge sulla presenza femminile nei cda delle aziende, ne  è sicura.  Il testo, lo ricordiamo, prevede una presenza rosa di almeno un quinto dei membri al primo rinnovo dei consigli di amministrazione, e di almeno un terzo a partire dal secondo. Il tutto, da applicarsi alle società quotate e pubbliche, e con sanzioni che possono arrivare al milione di euro.

Quindi la questione non finisce con l'entrata in  vigore della legge.

Assolutamente no. Fare questa legge significa accettare il fallimento del sistema che non è stato in grado di creare una condizione di parità. Bisogna fare di più. Inoltre, la legge parla di quote rosa nei consigli di amministrazione, quindi del livello decisionale, ma non risolve il problema dell'entrata delle donne nel mondo del lavoro.

Un mese è un periodo breve, più simbolico che altro. Nonostante questo, ha notato che qualcosa si è mosso?
Ci sono dei segnali. Dopo 10 anni in cui l'incremento delle quote rosa in azienda era nell'ordine dello 0.5%  annuo, negli ultimi mesi c'è stato un balzo in avanti di quattro punti grazie anche alle scelte di alcuni grandi gruppi industriali. Ora siamo oltre il 10%, e ci stiamo  avvicinando all'obiettivo del 20% previsto per il primo rinnovo. Comunque, gli effetti li vedremo  in primavera, quando i cda andranno a scadenza e per il rinnovo si dovrà rispettare la nuova normativa.

La legge che porta il suo nome resterà in vigore per 9 anni. Crede che ci sarà bisogno di proroghe?
Direi di no. Un decennio è il periodo di tempo che ritengo necessario per realizzare un cambiamento nella società. Mi sembra più che sufficiente.

La sua è una legge bipartisan, firmata con l'onorevole Lella Golfo.
Si.

La divisione però in questo caso non è politica, ma sui contenuti. C'è una parte di donne che con le quote rosa non è d'accordo. A partire dalla ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

Credo che le donne non siano d'accordo perché molte vogliono essere riconosciute per la loro bravura,  non grazie a una legge. E ce ne sono tante, di brave. Per quanto riguarda Marcegaglia, credo che abbia subito pressioni per difendere lo status quo in veste di presidente di un ente come Confindustria.

L'Italia a suo giudizio è un paese maschilista?
Purtroppo si. Siamo ultimi in Europa sotto quasi tutti i profili al riguardo, e nelle classifiche mondiali ce la giochiamo con i paesi del terzo mondo, non andando oltre la 50ma posizione.  Con questa legge ci poniamo invece tra i modelli, per una volta come locomotiva e non al traino. Lunedì scorso la commissaria europea Viviane Reding ha presentato una direttiva sul tema (la direttiva vuole obbligare  le società quotate e le società pubbliche dei paesi dell'Unione a una presenza femminile minima del 40% a vertici, ndr). Noi siamo arrivati prima.

Passiamo oltre. Su quali progetti è impegnata adesso?
Diversi. In Commissione Lavoro stiamo lavorando su progetti a sostegno dell'occupazione femminile, soprattutto proposte  che semplifichino la conciliazione di lavoro e famiglia per le donne.  In secondo luogo, mi sto occupando del lavoro nelle carceri. Stiamo cercando di affrontare anche la questione della cosiddetta "fuga dei cervelli", che poi dovrebbe essere definita "fuga dei talenti": non è vero che scappano solo i cervelli, ma anche i sarti ad esempio, o chi non fa un lavoro  strettamente intellettuale.

A che cosa sta pensando per trattenerli?
A mio avviso il  problema non è tanto la fuga, perché un'esperienza all'estero può essere molto formativa,  ma il fatto che non riusciamo ad attirarne da oltreconfine per pareggiare il saldo.

I nostri però vanno via e non tornano. Sul piano pratico, qual è la proposta per incentivarne il rientro?
Stiamo pensando a  forti sgravi fiscali per i primi 3 anni dal rientro.

Cambiamo discorso. Lei è giovane rispetto alla media della classe politica del Paese.  In questi mesi c'è uno scontro generazionale in corso, nella società, ma anche nel suo partito, il PD.

Non è un tema che mi appassiona. Il ricambio ci può essere a prescindere dall'età. Ci sono giovani di 80 anni e vecchi di 30. Il problema del nostro paese è che è bloccato da un sistema di potere ultraconservatore. Ognuno difende a tutti i costi lo status quo e il suo orticello. Se uno ha voglia di impegnarsi, l'età non è un limite.

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Si fa un gran parlare di antipolitica. Come si batte a suo avviso?
Con serietà, competenza, e facendo vedere che il ricambio c'è. Se ci sono obiettivi concreti, i risultati vengono.

Ultima domanda : si ricandida in primavera?
Bisogna vedere. Scusi, ma qual è la legge elettorale?
 

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