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Maroni scrive ai prefetti: "Non accogliete più nessuno"

Il presidente della Lombardia scrive ai prefetti di non accogliere più nessuno. Ma da ministro dell'interno aveva detto l'esatto contrario

"Abbiamo individuato dei luoghi in tutte le regioni, escluso l'Abruzzo, sia per i profughi sia per i clandestini. E' un'emergenza grave che richiede la solidarietà e il concorso di tutte le regioni. Credo che davvero questi atteggiamenti di rifiuto che sorgono ovunque si individui un luogo dove accogliere temporaneamente questi clandestini non possano essere giustificati".

Una frase virgolettata, da tenere bene a mente. L'ondata di migranti che arrivano in Italia con mezzi di fortuna, attraverso il mare. E poi, in treno o in pullman, si sparpagliano per il Paese. E' dagli anni '90 che succede, quasi come un ciclo. Nel 2014 e 2015 sono soprattutto siriani: scappano dalla guerra dell'Isis, quella guerra che non riusciamo a fermare.

La politica risponde con le parole d'ordine abituali. Solidarietà e accoglienza. No, non si può, non ne abbiamo neanche per noi. Il teatrino va avanti, come le barche e poi i treni. In questo quadro, Roberto Maroni ha deciso di avere il diritto, dallo scranno più alto del Pirellone, a dire basta. Ha promesso che non darà più contributi ai comuni che accoglieranno ancora i migranti, perché se hanno soldi per farlo, vuol dire che non hanno bisogno dei soldi della regione. Ha anche scritto ai prefetti lombardi per "intimare" di sospendere le assegnazioni ai comuni.

Ottenendo uno scontro istituzionale non da poco, visto che non pare essere di competenza regionale la politica sull'immigrazione. Maroni dunque sposa appieno la linea del "non c'è più posto", coerentemente del resto con le idee del suo partito, la Lega Nord, il cui segretario federale Matteo Salvini "batte" sul tema da molti mesi, ed è arrivato perfino a ventilare "l'occupazione" delle prefetture, che sa di altri tempi. Ed ora torniamo al virgolettato dell'inizio. La dichiarazione è stata fatta da qualcuno che può realmente decidere a livello nazionale. Un ministro dell'interno, per esempio.

E chiunque, nel 2015, penserebbe ad Angelino Alfano, attuale titolare del dicastero e notoriamente su posizioni diverse da quelle di Maroni e della Lega. E invece nì. La dichiarazione è sì di un ministro dell'interno, ma di quello in carica nel 2011. Neanche troppo tempo fa. Si chiamava Roberto Maroni. Proprio lui. Lo stesso che oggi, da presidente di regione, scrive ai prefetti di non accogliere più nessuno, che oggi minaccia i comuni di tagliare i trasferimenti se accoglieranno ancora qualcuno, quand'era ministro "strigliava" i presidenti di regione. Un po' come oggi fa Alfano con lui e gli altri.

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