Province addio, Milano e Monza vanno verso la «città infinita»

Già partito il conto alla rovescia per smantellare le province di Monza e Milano: al loro posto nascerà un'area metropolitana milanese da tre milioni di abitanti. Podestà e Allevi «rottamati». Pisapia sarà il «traghettatore»

MONZA – Indietro non si torna. Lunedì un vertice con l’Unione delle province lombarde; martedì il pronunciamento della Corte costituzionale, richiesto da Monza e Brianza: sta battendo come un leone, il presidente Dario Allevi, per salvare la «sua» Provincia di Monza e Brianza. Nella sua battaglia è aiutato anche da un insperato alleato: il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, che lancia una provocazione: «Scegliamo Monza come capoluogo della città metropolitana milanese». Con lui si è schierato anche il presidente dell’Unione Artigiani, Marco Accornero. Ma ormai è una battaglia di retroguardia.

CONTO ALLA ROVESCIA - In realtà il count down è già iniziato. Monza e Milano saranno «rottamate». E il crono programma della dismissione avrà ritmi serrati. Dal primo gennaio 2013 le giunte guidate da Guido Podestà  a Milano e da Dario Allevi a Monza saranno eliminate. Cancellati con un tratto di penna anche i consigli provinciali. Il Presidente potrà delegare l'esercizio di funzioni a un massimo di tre consiglieri. E dal primo gennaio 2014 diventerà operativa la Città metropolitana di Milano e Monza.

MONZA CON MILANO: LA FINE DELLA PROVINCIA TARGATA MB

VIDEO| ALLEVI: «CITTA' POLICENTRICA? SPERIAMO»

Amaro il commento di Allevi: «La Brianza non meritava di essere trattata così. Proviamo una grande rabbia per quello che è successo, per una decisione che danneggia un territorio – il nostro - che ha dato e dà tanto al Paese. E come ringraziamento siamo stati sfregiati in modo violento». Più pacate ma non meno polemiche le parole di Scanagatti: «Questa divisione delle province non rispetta le esigenze del nostro territorio».

TSUNAMI ISTITUZIONALE - Ma  quello messo in atto dal Governo Monti è un inarrestabile tsunami istituzionale. Podestà e Allevi dovranno chiudere in anticipo il loro mandato. Dodici assessori interromperanno l’attività. Esautorati i presidenti delle due province, sarà il sindaco di Milano a essere nominato commissario con la responsabilità di creare l’area metropolitana milanese. Sarà dunque Giuliano Pisapia il «traghettatore» che porterà Milano e Monza dall’era delle province a quella della «città infinita»: quell’area metropolitana milanese – una megalopoli da tre milioni di abitanti – vagheggiata finora solo nei libri dei sociologi. Primo tra tutti, il valtellinese Aldo Bonomi.

 

Sarà poi l'assemblea dei sindaci dei Comuni della Provincia di Milano e di Monza e Brianza ad eleggere il nuovo presidente dell’area metropolitana. Sarà lui a smantellare definitivamente tutto ciò che resta delle province: prefetture, questure e motorizzazione civile. Evidente l’obiettivo del Governo Monti: risparmiare. Ed è inevitabile che – con un taglio così robusto dei costi della politica e delle poltrone – alla fine lo Stato risparmierà. Eccome. Nell’indifferenza degli 800mila abitanti della Brianza, che hanno reagito alla fine della loro provincia con indifferenza. Se non con apprezzamento.

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BATTAGLIA LEGALE   - Intanto, martedì 7 novembre Dario Allevi ha chiamato a raccolta tutti gli attori istituzionali del territorio, a cominciare dal Prefetto passando per i presidenti di Confindustria MB, Confartigianato e Camera di Commercio; invitati anche i sindacati, la Compagnia delle Opere  e i parlamentari del territorio, contro cui il presidente aveva lanciato una dura requisitoria nel giorno della notizia. Non solo. L'Avvocatura di Palazzo Grossi sta studiando le carte del decreto legge approvato dal Governo: l'intenzione è presentare ricorso in tutte le sedi competenti la norma che all'ultimo istante ha modificato l'impianto della riforma, e che ha permesso alle future città metropolitane di accorpare le province limitrofe. Una correzione che riguarda solo Monza e Prato.

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