Referendum autonomia Lombardia: scrutatori "sequestrati" e polemiche su voto elettronico

Molti ritardi nella lettura delle chiavette estratte dai tablet. Ma per Maroni è già vittoria

«La stima sul dato finale sull'affluenza oscilla tra il 38 e il 39%, per un numero di votanti di circa tre milioni». E' il comunicato di Regione Lombardia delle 8.52 del mattino di lunedì 23 ottobre in riferimento ai dati ufficiali del referendum per l'autonomia che si è tenuto domenica. Il comunicato spiega che i risultati definitivi saranno resi noti lunedì, in giornata. Per ora infatti è disponibile il dato di circa 9,5 "voting machines" su 10.

Il ritardo è stato dovuto - si legge sempre nella nota di Palazzo Lombardia - ad «alcune criticità tecniche nella fase di riversamento dei dati delle rimanenti "voting machines"», il 5% del totale. Con quelle finora riversate, l'affluenza è del 37,07%, i Sì sono al 95,3%, i No al 3,9%, le schede bianche allo 0,8%.

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Il presidente della Regione, Roberto Maroni, aveva affermato che l'obiettivo sarebbe stato superare il 34% di affluenza. La Lega Nord, ma in realtà tutto il centrodestra, canta vittoria. Maroni stesso ha detto che i cinque milioni di lombardi e veneti che hanno detto sì all'autonomia sono «una forza straordinaria» e ha confermato l'intenzione di coinvolgere anche Giorgio Gori, capofila dei "sindaci per il Sì" e primo cittadino di Bergamo, ma soprattutto quasi certamente sfidante dello stesso Maroni alle elezioni regionali del 2018, nella squadra che tratterà l'autonomia col governo.

E Gori si è detto disponibile. Anche se non concorda con Maroni sull'esito "felice" della consultazione, facendo notare che l'attuale governatore è stato eletto con circa il 43% dei consensi mentre ora ha "portato" alle urne per il referendum, insieme ai 5 Stelle e ad alcuni elettori del Pd, meno del 40% dei votanti lombardi.

E dal Partito Democratico arrivano le critiche riguardanti la diffusione dei dati. «Il dato delle 12 è stato comunicato alle 17», faceva notare Alessandro Alfieri nel pomeriggio di domenica.

Scrutatori "sequestrati" e polemiche su voto elettronico

«Abbiamo consegnato le chiavette con i dati delle sezioni a un pony express che le ha portate all ufficio elettorale centrale dove 30 persone esamineranno 3000 chiavette. Nessun componente dei seggi può lasciare la scuola prima che le chiavette non vengano esaminate dall ufficio centrale». Così uno scrutatore milanese su Facebook ha raccontato l'odissea della notte: presidenti di seggio, segretari e scrutatori costretti a rimanere nelle scuole finché non fossero state esaminate le chiavette. Procedura che, poi, è stata anche piuttosto lenta. L'idea quindi che il voto elettronico consentisse rapidità ed efficienza è stata in parte ridimensionata.

(da Fb, Filippo Andrea Rossi)

filippo andrea rossi verbale voto elettronico-2

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Maroni è comunque soddisfatto anche di questo aspetto del referendum. E ha annunciato che invierà una relazione al ministro dell'interno Minniti per illustrare com'è andato il voto elettronico. Anche se, in realtà, qualcuno lo ha criticato pesantemente. E' il caso dei Radicali Italiani, che hanno organizzato la campagna "rifiuto il tablet". Il problema è che il voto elettronico, dagli esperti informatici (e anche da una sentenza della Corte federale tedesca del 2009), viene considerato realmente sicuro solo se abbinato ad una stampa immediata della scheda, in modo che l'elettore verifichi la corrispondenza tra il suo voto e quello recepito dalla "voting machine"; poi la scheda stampata viene (dall'elettore) piegata e fatta riporre in un'urna tradizionale, e questo consente eventuali verifiche a posteriori. 

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