Monti annuncia le dimissioni, riordino Province al capolinea

Il presidente del Consiglio ha annunciato l'intenzione di dimettersi dopo aver approvato la legge di stabilità. La decisione ferma l'iter del decreto di riordino delle province

Palazzo Grossi, sede della Provincia di Monza e Brianza (© AP/Monza Today)

MONZA - Ci hanno fatto la campagna elettorale, schierandosi a favore dell'abolizione totale. Le hanno dileggiate, sbertucciate per rastrellare voti.  Ma sul decreto legge 18 sul riordino delle Province, a quattro giorni dal passaggio in aula a Palazzo Madama, tirava aria cupa da sabato.  La notizia è arrivata nel pomeriggio. Filippo Saltamartini, relatore  - assieme ad Enzo Bianco - del provvedimento che mercoledì avrebbe dovuto arrivare in aula  per la conversione in legge ha dichiarato all'Ansa l'intenzione del Pdl di porre la pregiudiziale di costituzionalità sul provvedimento: se approvata, il testo avrebbe dovuto essere riscritto ex novo. Tutto da rifare? Forse. Si pensava.

LE PAROLE DI MONTI - A sciogliere ogni dubbio - nella maniera peggiore -  sono arrivate  le parole del presidente del Consiglio. "Mi dimetto". Monti ha spiegato la decisione: "Ho maturato la convinzione che non si può più andare avanti" recita la nota diffusa. La svolta è arrivata dopo le parole del segretario Pdl Alfano che venerdì aveva dichiarato "conclusa" l'esperienza del Governo. Il tempo necessario per approvare la legge di stabilità, poi Monti rimetterà il mandato e Napolitano scioglierà le Camere. Per la provincia di Monza e Brianza, questo significa la salvezza.

DELUSIONE - Cala quindi con ogni probabilità il sipario su una riforma certamente perfettibile, ma che ha avuto il merito di  mettere finalmente mano a un tema tra i più  scottanti e abusati nelle campagne elettorali di ogni schieramento - tranne, bisogna ammetterlo, Grillo, che alle provinciali non si è nemmeno presentato. E la cortina si chiude senza un voto contrario, senza un'opposizione netta: il decreto di riordino è stato trascinato via dalla corrente della mala politica che tratta il Paese come un feudo privato. La corrente di chi più che al bene comune ha sempre pensato all'interesse personale.

Del resto, era nell'aria da un pezzo. Da settimane correva voce, negli ambienti della politica brianzola, che il Pdl avrebbe fatto saltare il banco. E una delle chiavi per capire il perchè di una decisione tanto estemporanea potrebbe essere proprio la riforma delle province. C'entra con la riproposizione dello stantìo accordo con la Lega? Chi può dirlo. Certo a sorridere adesso sono soprattutto i lumbard. Sorrideranno adesso anche  i campanilisti e chi ha interesse a qualsiasi titolo alla sopravvivenza di un ente  sostanzialmente inutile, le cui competenze sono talmente limitate da poter essere agevolmente gestite senza  ricorso a organi elettivi. Non ride invece chi aveva fiducia nel Paese, e credeva che una fase di riforma vera fosse avviata.

I PROBLEMI - Giunte comunali di un colore, giunte provinciali dell'altro. Ma si può litigare anche se si sta dalla stessa parte. Il caso della Milano Meda, superstrada che insiste sui territori di due province, ma sulla cui gestione Monza e Milano non trovano  da mesi un accordo, è da manuale. Autovelox, tutor, multe, querele,  lettere.  Risultato? A pagare sono, come sempre, i cittadini. Nel caos. Monti ha parlato con Napolitano dopo la prima del Lohengrin alla Scala. "Il Lohengrin è finito tra gli applausi   scrive il Corriere - La tragedia italiana continua". Una sintesi efficace, e in gioco non ci sono solo quattro poltrone.

MONTI BIS - La palla passa ora, come sempre, agli elettori. Mario Monti ha dichiarato di sentirsi libero e potrebbe non escludere, a questo punto, una candidatura alle politiche, in modi e tempi dal verificare. Sicuramente non con il Pdl. Se il Professore dovesse ritornare a Palazzo Chigi, forse la parola fine sulla riforma non è ancora scritta. Saranno le urne  a sancire quale idea di futuro prevarrà. E se la cultura della responsabilità, il senso civico, e quello del bene comune troveranno finalmente posto dopo decenni di vuoto.

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