Monza, in punizione nella scuola cattolica perché gay. Zan (Pd): “Grave, ministero disponga subito accertamento"

Il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

La vicenda è stata denunciata dai genitori ai Carabinieri e al Giornale di Monza

“Secondo quanto racconta oggi il Giornale di Monza, un ragazzino di sedici anni è costretto da giorni dal preside dell’istituto E.C.Fo.P., ente cattolico di formazione professionale di Monza riconosciuto e convenzionato con la Regione Lombardia, a stazionare in punizione nel corridoio, senza poter entrare in classe e seguire il normale corso delle lezioni, perché omosessuale e come tale pericoloso per gli altri alunni”. Lo afferma in una nota il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan. “Una vicenda circostanziata dalla testimonianza dei genitori che, se confermata, risulta di una gravità inaudita, perché sottoporrebbe il minore a un trattamento degradante e discriminatorio, violando il suo diritto all’educazione ma ancor prima la sua libertà e dignità”. Alla base della punizione starebbe, secondo quanto riferito alla madre del ragazzo dagli insegnanti dell’istituto cattolico, una foto a torso nudo con un coetaneo scattata in estate e recentemente pubblicata su un social. “Secondo i genitori, che hanno denunciato la vicenda ai Carabinieri, il ragazzo viene isolato perché dichiaratamente omosessuale. Ritengo opportuno” spiega Zan, “informare il ministro dell’Interno dell’accaduto affinché venga subito disposto un accertamento, per il bene di tutti gli alunni: se infatti le circostanze venissero confermate, saremmo di fronte a comportamenti intollerabili da parte di chi è deputato a formare i ragazzi; comportamenti” conclude il parlamentare dem, “che prima di tutto nulla hanno a che fare con la cristianità, ma che soprattutto contrastano con il buon senso e i più elementari diritti sanciti dalla nostra Costituzione, e che per questo non devono rimanere impuniti”.  

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