Venerdì, 23 Luglio 2021
Salute

Da Monza nuove speranze per la cura della leucemia linfoblastica acuta

Grazie a uno studio condotto dall'Università di Catanzaro in collaborazione con i ricercatori del Centro Tettamanti di Monza

Immagine d'archivio

Un nuovo passo in avanti nella cura della leucemia linfoblastica acuta. Grazie a uno studio condotto dai ricercatori dell’Università degli studi Magna Graecia di Catanzaro in collaborazione con i colleghi del Centro di ricerca Tettamanti di Monza, e altri centri italiani e stranieri.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Journal for ImmunoTherapy of Cancer”. I ricercatori hanno individuato un nuovo anticorpo monoclonale umanizzato che è in grado di riconoscere un particolare sottogruppo di leucemia linfoblastica acuta, quella di tipo T, e di attivare la risposta immunitaria dell’organismo per contrastarla. 

In che cosa consiste la scoperta

I ricercatori dell’Università di Catanzaro, partendo da una singola molecola di UMG1 hanno generato un anticorpo monoclonale ingegnerizzato bi-specifico in grado di migliorare ulteriormente la funzione citotossica di UMG1 reclutando i linfociti T del sistema immunitario direttamente sulle cellule tumorali bersaglio per l’induzione di un potente effetto antitumorale. Una scoperta che potrà essere utilizzata sia sui pazienti pediatrici, sia su quelli adulti. La leucemia linfoblastica acuta è una malattia molto aggressiva e orfana per la quale non sono ancora disponibili validi approcci terapeutici.

Lo studio è stato supportato dall’acceleratore di progetti biotech italiani BiovelocITA, e dall’associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (progetto cofinanziato Airc/Carical), dalla Fondazione Alessandro Maria Zancan Onlus “GrandeAle ONLUS” e da Transcan-2 Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica.

Scoperta fondamentale per la diagnosi

“Nel caratterizzare l’anticorpo monoclonale, chiamato ahuUMG1, generato nei laboratori dell’Università di Catanzaro – spiega Giuseppe Gaipa, responsabile dell’Unità di citometria e terapia molecolare del Centro di ricerca Tettamanti - abbiamo scoperto che quest’ultimo riconosce in modo specifico più dell’80% dei pazienti con un particolare sottotipo di leucemia linfoblastica acuta di tipo T (T-ALL). Questa ‘capacità diagnostica’ si associa inoltre ad una funzione terapeutica di uccisione delle cellule leucemiche grazie alla collaborazione dell’anticorpo con le cellule natural killer presenti nel nostro sistema immunitario”. 

Un tumore che colpisce soprattutto i più giovani

Una scoperta molto importante per i giovani pazienti che devono combattere con questa malattia. La leucemia linfoblastica acuta è il tumore più frequente in età pediatrica, costituendo in questa fascia di età l'80% delle leucemie e circa il 25% di tutti i tumori diagnosticati tra 0 e 14 anni. La massima incidenza si registra tra i due e i cinque anni, per poi calare con l'aumentare dell'età.

“Diversi anni fa, nei nostri laboratori, abbiamo scoperto un nuovo bersaglio antigenico specificamente espresso da cellule di leucemia acuta di tipo T (T-ALL) e su di esso abbiamo generato un nuovo anticorpo monoclonale umanizzato e un suo derivato ingegnerizzato bi-specifico, chiamato Bispecific T Cell Engager (BTCE), capace di attivare una potente risposta immunitaria citotossica. È un nuovo agente terapeutico molto promettente per il trattamento di leucemie pediatriche e dell’adulto del tipo T meritevole di sviluppo clinico a tempi brevi”, ha aggiunto Pierfrancesco Tassone, responsabile dell’Unità di oncologia medica traslazionale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro commenta. 

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