I Seamen e Davide Van De Sfroos “in cattedra” al Guastalla

Mattinata indimenticabile all'Open morning della Collegio della Guastalla. Ospiti di eccezione i campioni italiani 2015 di football americano, i Seamen Milano, che hanno giocato con bambini e ragazzi, e incontro con il cantautore e scrittore Davide Van De Sfroos

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MonzaToday

I Seamen e Davide Van De Sfroos “in cattedra” al Guastalla

I campioni d’Italia 2015 di football americano hanno coinvolto un centinaio tra bambini e ragazzi in allenamenti e giochi; il cantautore dialettale ha parlato del suo percorso artistico e personale, e ha invitato gli studenti a “Seguire il loro batticuore”

Se lo ricorderanno a lungo l’open morning di ieri, sabato 16 gennaio, i tantissimi bambini e ragazzi delle elementari, medie e superiori del Collegio della Guastalla che si sono allenati e hanno giocato con una trentina di giocatori (di serie A, giovanili e delle Sirene, il team rosa) dei Seamen Milano, squadra di football americano, campione d’Italia 2015.

A partire dalle 10 di mattina, in un clima di grande eccitazione e allegria, dopo un breve riscaldamento di gruppo, quasi in centinaio di studenti si sono cimentati in quattro moduli per provare il calcio piazzato, il placcaggio, il lancio e la ricezione della palla sotto lo sguardo attento dei giocatori e di alcuni coach; molti di loro hanno anche indossato casco e paraspalle dei giocatori. Al termine della mattinata, ai Seamen sono stati consegnati alcuni regali tra i quali una lavagnetta fatta a mano dai bambini di quinta elementare la cui cornice era composta da riproduzioni dei giocatori di football.

Al rettore della Guastalla, Francesco Valenti, i coach dei Seamen hanno consegnato una maglia ufficiale della squadra, autografata da tutti i giocatori presenti e una foto del team campione del XXV Italian Bowl 2015.

Durante la mattinata non sono mancate le attività dedicate ai più piccoli: per tutta la mattinata nella scuola dell’infanzia si è svolto, infatti, un laboratorio con la creta.

Ha concluso la mattinata l’incontro con Davide Van De Sfroos, il cantautore che ha fatto del dialetto comasco il suo tratto distintivo. Affiancato dal giornalista di Libero e amico Maurizio Zottarelli, Van De Sfroos ha ricordato le sue origini monzesi:la nascita, i primi quattro anni trascorsi in via Biancamano, nel quartiere Triante, prima del trasferimento a Como. “Da ragazzino non conoscevo neppure la strada per arrivare a Monza, per tantissimi anni mi sono sentito orfano della mia città natale” ha esordito Davide Van De Sfroos. “Quando poi ho iniziato la mia carriera, per una strana legge di attrazione le occasioni per tornarci non sono mancate con i concerti in piazza, le notti bianche. Il cerchio si è chiuso lo scorso anno quando sono stato invitato a guidare una Lotus nel circuito del Gran Premio”.

Il dialogo è proseguito ripercorrendo il suo percorso di artista, dai primi esordi musicali come solista, poi in un gruppo punk fino all’incontro con il bassista Alessandro Giana, detto “Frode” con il quale ho fondato i De Sfroos. Un dialogo inframmezzato da ricordi, riflessioni e canzoni, come “La macchina dello zio Toni “ e “Guglielmo Tell”.

Ai moltissimi studenti che lo ascoltavano il cantautore ha dato un consiglio: “Quando dovrete decidere cosa volete fare del vostro futuro non allontanatevi troppo dal quel batticuore che sentite quando siete attratti da qualcosa di bello. Rimanete sempre nel panorama che fa parte del vostro campo di attrazione. Spendete un po’ più di coraggio per seguire quello che volete e dove volete andare!”.

E per tenere viva questa bellezza, che per Davide Van De Sfroos è stata fin da ragazzino il desiderio di cantare la propria tradizione intesa come “riscoperta di una cosa viva, della carne viva”, l’unica strada è quella di “trasferire quello sguardo benevolo che c’è in ognuno di noi in quanto schegge di Dio su tutto ciò che ci circonda, anche sulle brutture. La bellezza che si coglie non è nell’oggetto di sé ma nello sguardo benevolo che tu gli dai”.

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