rotate-mobile
Giovedì, 25 Aprile 2024
social

La passeggiata in un villaggio d'altri tempi patrimonio Unesco vicino a Monza

L'idea per una gita

Quando finalmente si è capito che anche l’archeologica industriale avrebbe potuto meritare una seconda vita, finalmente è stata risparmiata dagli inesorabili colpi degli escavatori, dalle braccia armate delle speculazioni edilizie. Esempi ce ne sono anche in città, vecchie riserie dei Navigli, guarda caso in via D'Adda, trasformate in luminosi atelier, vecchie fabbriche con una seconda nobile vita. Il caso di Crespi d’Adda, a Capriate San Gervasio, a pochi chilometri da Monza, fa storia a sé, essendo molto di più di un solo insigne esempio della storia dell'architettura dell'industria, dell'archeologia della fabbrica intesa, anche, come, appunto, villaggio operaio. 

È un prodotto dell’opinione eccessivamente raffinata dell’Ottocento secondo cui le cose utili potevano e dovevano essere anche belle, e ciascuno aveva l’assoluto dovere di fare ogni cosa nel modo più elegante possibile. È un viaggio dentro una aspirazione industriale e alle origini di una utopia, in fondo a una storia di macchine e di formiche, di ostinazione e di illusioni, di presunzione e di fatiche disumane.

villaggio+crespiadda

È il resoconto della testarda volontà di un uomo ricco, autoritario, ostinato a portare avanti i suoi sogni e di suo figlio che cercherà di realizzarli compiutamente.
È la vicenda del luogo che doveva diventare, all’inizio di questa storia, un modello ideale di vita e di produttività ma che si è trasformato in una miraggio irraggiungibile, nel segno evidente di una decadenza prematura e ineluttabile. È il progetto totale che investì questo territorio con smisurata fiducia nel progresso, nel lavoro e nell’industria. È l’appassionante cronaca dell’ascesa di un sogno e del declino di una ambizione.

Visitare il villaggio operaio di Crespi d’Adda è un percorso iniziatico nella religione del lavoro che fu l’elemento propulsore dello sviluppo industriale ed economico che pose le fondamenta dei valori della società in cui viviamo oggi. Un viaggio in un tempo perduto che ha segnato la nostra storia. 

Il villaggio fu costruito per le maestranze operanti nel settore tessile cotoniero di Cristoforo Benigno Crespi a partire dal 1877 e passato poi nelle mani del figlio Silvio. Per l'eccezionale stato di conservazione del suo patrimonio storico e architettonico fu, nel 1995, annoverato tra i patrimoni dell'umanità dall'UNESCO. È infatti il villaggio operaio meglio conservato dell'Europa meridionale: seppure esistano esempi simili essi sono concentrati più nell'Europa centro-settentrionale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La passeggiata in un villaggio d'altri tempi patrimonio Unesco vicino a Monza

MonzaToday è in caricamento