Monza calcio, ma il presidente chi è?

Il dg Montaquila indica Paolo Di Stanislao come prossimo presidente, ma il ds Califano glissa: "Non tocca a me parlarne". E sul mercato: "E' stato difficile"

Foto da pagina Fb Monza 1912, di Luca Rossini

Da un lato quello che succede fuori dal campo, con il mistero sulla nuova presidenza che resta più fitto che mai. Dall'altro, il campo, quello vero, con un lento declino in classifica che appare inesorabile ma che al momento - soprattutto grazie a una prima parte di stagione ottima - ancora non preoccupa più di tanto. E' un Monza calcio alla dottor Jeklyl e mister Hyde quello che si prepara ad affrontare il girone di ritorno del campionato, dopo un mercato da otto volante con ben quarantasette movimenti, ventidue dei quali - le "cessioni" - obbligatorie. Un mercato fatto praticamente senza budget e una squadra costruita da zero in una settimana, che portano la firma del direttore sportivo Gianni Califano e del direttore tecnico Alfredo Pasini, entrambi costretti da mesi a lavorare in condizioni ai limiti del surreale. Costretti da mesi a lavorare senza sapere per chi, nonostante il direttore generale Montaquila pare abbia già indicato Paolo Di Stanislao - lo stesso del crac del Lanciano calcio - come prossimo numero uno della società. 

Califano, in una sessione di calciomercato la squadra ha cambiato completamente faccia. Era impossibile trattenere i ragazzi al Monza?

Non dipendeva da nessuno: non dipendeva da me e non dipendeva da Pasini. Noi ci abbiamo provato ma dopo cinque mesi come quelli che tutti sapete, è normale che si faccia fatica a trattenere dei giocatori che hanno mercato e che, giustamente, hanno fatto la loro scelta, svincolandosi automaticamente.  

Quanto è stato difficile convincere i nuovi ad accettare la destinazione? 

Il mercato è stato molto difficile, è inutile negarlo. Il budget era davvero ridotto e ringraziamo i tanti giovani che hanno detto sì, così come va detto grazie a tutti i ragazzi che fino ad ora erano stati qui. L'unica cosa che ci ha aiutato è il fatto che ci chiamiamo Monza e nonostante tutto possiamo ancora offrire ai calciatori la possibilità di mettersi in mostra in una grande piazza. Ma è stato difficile, anzi impossibile, portare qui i calciatori che avevano un po' di mercato. Le condizioni economiche e l'incertezza attorno al Monza certo non aiuta. 

A questo punto gli obiettivi cambiano. 

Dobbiamo solo salvarci. Da ora pensiamo soltanto a fare i quindici o sedici punti che mancano per la salvezza, forse qualcuno in più perché ci toglieranno due punti. Tifosi, stampa, società e calciatori devono essere un unico gruppo per raggiungere l'obiettivo della salvezza in campo e fuori dal campo. 

A proposito di fuori campo, una ricapitalizzazione dovrebbe essere arrivata. Il rischio è che non basti. 

Di questi argomenti non è giusto che parli io. Io e Pasini ci occupiamo del campo, i problemi societari li affronterà la nuova proprietà. 

La nuova proprietà, cioè chi? Tu hai capito al momento chi è il tuo presidente?

La nuova proprietà farà un comunicato quando lo riterrà opportuno. Stanno mettendo su una nuova società con un nuovo organigramma e avranno il loro tempo: non posso essere io a dire chi sarà il presidente. Posso dire solo che se io e Pasini saremo scelti per il nuovo progetto faremo il nostro lavoro come sempre. 

E' innegabile però che non sapere per chi si lavora un po' influisca sul lavoro stesso. 

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Dobbiamo concentrarci, direttori e ragazzi, solo sul campo. Fino ad oggi ci siamo riusciti e per questo ringrazio tutti i calciatori che sono andati via. Siamo impotenti, ma se sprechiamo un filo di energia a pensare alle cose extra campo non raggiungiamo il nostro unico obiettivo che è la salvezza. Pensiamo a lottare e soffrire, non facciamoci influenzare dal resto. 

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