Le due vite di Bonatti, dalla montagna al fotoreportage

Un anno fa moriva il grande scalatore. Dopo la montagna, si innamorò del giornalismo, girando in mondo con la sua macchina fotografica. Una vita sempre ritirato, e lontano dai riflettori

Walter Bonatti durante uno dei suoi reportage (Contrasto)

MONZA - Ha trascorso la prima parte della sua  vita in montagna. Scalate estreme, dolori immensi, come quando di ritorno dal Pilone Centrale del Freney perse la vita l'amico Andrea Oggioni.  Poi la seconda parte. Quella dedicata al giornalismo, a raccontare posti che pochi potevano vedere. Foto e reportage per Epoca fino al 1979, che dopo la sua scomparsa sono passate sotto la "tutela" dell'agenzia fotografica Contrasto. Sono più di 80mila gli scatti di Walter Bonatti, grande alpinista, raccolti negli anni.  Africa, Australia, Antartide, tutti i luoghi più difficili del mondo.  Lui c'era. E a  quasi un anno dalla morte, il pensiero torna a quell'uomo schivo che aveva sempre rifiutato ogni pubblicità.



LA STORIA - Nato a Bergamo, Bonatti  cominciò con lo sport  a 16 anni  proprio a Monza, città dove risiedeva da ragazzo. Dapprrima si dedicò alla  ginnastica con la Forti e Liberi.  Cresciuto, lavorava alla Falck di Sesto San Giovanni per mantenersi, ma la domenica andava sui monti di Lecco con la mitica " Pell e Oss". Il suo nome è legato, tra le tante, all'impresa del K2, spedizione italiana del 1954  a cui Bonatti prese parte ma il cui resoconto ufficiale, a suo giudizio distante dalla realtà dei fatti, lo spinse a scrivere l'autobiografia "Le mie montagne".

LA SECONDA VITA - Lasciata la montagna, si dedicò al giornalismo. Nel 1980 incontrò l'attrice Rossana Podestà, che aveva confessato pubblicamente  la sua ammirazione per lui: non si lasciarono più.  Fu lei a tenergli nascosta la diagnosi di tumore al pancreas, temendo potesse suicidarsi. Ma durante gli ultimi istanti di vita, i medici non le consentirono di stargli accanto perchè non erano sposati.

Lo scorso febbraio Monza gli ha dedicato una piazza in zona Buonarroti. La proposta fu del Panathlon Club: il sindaco Marco Mariani non ci pensò due volte, e diede il placet.

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